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Lorenzo Daretti, campione MotoGP eSport (Facebook)

Il mondo dell’eSport è spesso, inspiegabilmente, bistrattato in Italia, eppure fuori dalle Alpi, questo stesso mondo è ricco e florido. I videogames, infatti, all’estero vano forte, fortissimo, e i videogiocatori sono delle vere e proprie star, proprio come Rossi o Vettel. I montepremi di questi tornei sono da capogiro e il bacino d’utenza è enorme. In particolar modo nei paesi asiatici e negli Stati Uniti l’eSport trova terreno fertile. In Italia, invece, questo mondo continua a restare coperto da un telo di indifferenza, ma sotto questo telo brulicano tanti giovani, che come sempre fanno di necessità virtù e ci provano a battagliare con gli altri.

In Spagna una decina di giorni fa si è tenuto il capitolo finale della battaglia tra Dovizioso e Marquez, ma si è disputata anche la finale del campionato mondiale MotoGP eSport. Anche in quel caso è stata una sfida tra Italia e Spagna e ad avere la meglio è stato il nostro connazionale Lorenzo Daretti, alias Trastevere73. Come suggerisce il suo nickname Lorenzo è un ragazzo giovanissimo di Roma che in finale ha sbaragliato la concorrenza grazie ad una grande gara diventando il primo campione del mondo MotoGP eSport.

La Dorna ha curato l’evento in ogni dettaglio, con una scenografia di alto livello e dei montepremi non certo da buttare. A Lorenzo, infatti, oltre la coppa è andata anche una fiammante BMW M240I, al 2° classificato, invece, una KTM RC390, infine per l’ultimo gradino del podio una TV di ultima generazione 4K. Insomma una cassa di risonanza importante che, speriamo, grazie alla vittoria di Daretti possa dare risolto ai nostri giovani che pur bistratti, nell’eSport, non hanno nulla da invidiare agli altri.

Noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo avuto il piacere di intervistare il campione del mondo MotoGP eSport, Lorenzo Daretti, che ci ha raccontato questa sua esperienza e l’aria che ha respirato nel paddock di MotoGP nell’ultimo weekend  della stagione.

Per te è stata la prima volta che ti sei trovato a gareggiare a questi livelli?

No, diciamo che allenandomi online ho incontrato giocatori molto forti e perciò ho avuto la possibilità di confrontarmi con loro. Certo la tensione ha giocato un ruolo molto importante, non è mai stata così alta, ma fortunatamente sono riuscito a gestirla al meglio. Ho giocato e sto giocando tutt’ora con alcuni amici online. Insieme abbiamo organizzato un campionato il “SIC 58 ACADEMY” e alcuni di noi sono veramente bravi. Certo trovarsi in un palcoscenico con di fronte migliaia di persone e giocarsela con i 16 giocatori più veloci al mondo non mi era mai capitato.

Pensi che questa vittoria potrà spingere l’Italia a puntare di più sui videogames come un vero e proprio sport come già avviene all’estero?

Sicuramente sì, me lo auguro! Noi italiani siamo molto forti e sono sicuro che con il passare degli anni, ci sarà sempre un italiano in lizza per vincere il mondiale. Come nello sport reale anche in quello virtuale l’Italia presenta un gran potenziale. Penso anche che la mia vittoria abbia entusiasmato molti giocatori italiani cosa che spero porti queste persone ad addentrarsi sempre di più nel mondo degli eSports.

Ci racconti un po’ come è stata la battaglia finale con il ragazzo spagnolo?

È stata grandiosa! Sapevo fin dal primo giorno che lui sarebbe stato il favorito! Il giorno prima della finale avevamo fatto delle prove generali per l’assegnazione delle moto e lui si era classificato primo mentre io secondo: per questo abbiamo scelto le due Yamaha Movistar. Il giorno della finale alle qualifiche sempre lui primo ed io secondo. Al momento della gara ho quindi cercato di fare subito una gran partenza riuscendoci e mettendomi così sin da subito dietro di lui ad inseguirlo. Il mio feeling era ottimo e sentivo di poter spingere anche rischiando qualcosa in più.

Notavo che nella prima parte del circuito lui guadagnava di più ma nella seconda parte ricucivo il distacco. Sapevo di poterlo attaccare, così ci ho provato, ma lui ha risposto e si è rimesso davanti fino al giro successivo quando il mio sorpasso è andato a buon fine e finalmente sono passato in prima posizione. Da quel momento in poi e fino alla fine ho imposto il mio ritmo guadagnando qualche decimo, che ho mantenuto poi fino alla fine della gara. È stata un’emozione unica vincere, ma soprattutto battere uno spagnolo a casa sua! Il duello Italia-Spagna si è riproposto come del resto in altre occasioni e sono fiero di avere messo la bandiera tricolore sul tetto del mondo.

Oltre che con il joystick corri in moto anche nella realtà? Hai qualche idolo tra i piloti di MotoGP?

Sì, corro anche nella realtà, ho un’Aprilia RS 125. Purtroppo non a livello agonistico per questioni economiche essendo comunque uno sport costoso, ma quello che non ho potuto dimostrare nella realtà, l’ho trasmesso nel videogioco! Ovviamente ho come tutti un idolo e un mito sin da piccolo ed è Valentino Rossi.

Hai conosciuto qualche pilota lì a Valencia? Ci racconti un po’ le tue impressioni personali dei vari driver?

Sì, ho incontrato e conosciuto alcuni piloti, sia all’interno che all’esterno del paddock: Marini, Espargaro, Petrucci, Zarco, il romano come me Di Giannantonio e molti altri. Uno dei primi giorni il Team della Dorna ha organizzato un pranzo a base di paella con quattro piloti: Canet, Abrham, Martin e Arenas, mentre nel viaggio di ritorno ho potuto avere un contatto più ravvicinato con i due piloti di Moto 3: l’esperto Romano Fenati e il velocissimo, ma ancora wild card, Denis Foggia. Che dire! Secondo me tutti i piloti, dal primo all’ultimo, sono degli eroi! Sono cioè persone non nella norma, che sfidano e rischiano ogni volta la loro vita, viaggiando a velocità inaudite. La passione del pilota per quello che fa è talmente forte che lo porta a correre e basta, sempre al limite e senza pensare alle conseguenze. Questo è ciò che li distingue dagli altri e dalle persone “normali”.

Valentino Rossi si avvia verso l’inesorabile ritiro, gli consiglieresti di provare con i videogames dopo l’addio?

Assolutamente no, non penso proprio che sia nei suoi programmi. Quello che voleva dimostrare al mondo intero lo ha già dimostrato, facendo sognare e divertire milioni di persone e appassionati! Sicuramente ci si dedicherà qualche volta come passatempo ma l’odore della pista, il rumore reale della propria moto, la velocità (vera e non virtuale!), la piega ecc… tutto questo mondo è insostituibile ed inconfondibile.

L’anno prossimo proverai a difendere il titolo?

Ovviamente sì. Fin da piccolo ho avuto sempre un forte senso di agonismo e competizione preferendo sempre gli sport individuali a quelli collettivi, quindi sicuramente l’anno prossimo proverò a difendere il titolo.

Cosa fai nella vita e cosa ti piacerebbe fare da grande?

Ora sono all’ultimo anno di liceo scientifico, studio all’Istituto Federico Caffè, in zona Monteverde. Il mio obbiettivo ora è quello di diplomarmi e poi studiare fisioterapia. Però penso anche a questa opportunità che mi si è creata e non posso escludere o augurarmi di poter costruire anche una carriera in questo settore trasformando tale vittoria in una possibilità lavorativa. Chissà! Vedremo quel che succederà!

Il salvataggio che ha fatto Marquez domenica in gara lo si può fare alla Play? Tu che ne pensi di quel gesto tecnico?

Marquez non è il mio idolo e non tifo per lui, ma da sportivo devo riconoscere che ha un talento fuori dalla norma. È il primo pilota nella storia del motociclismo a riuscire a non cadere quando l’anteriore si chiude, rimanendo in pratica appeso sulla moto con il corpo molto più giù rispetto ad essa, quasi a toccare l’asfalto  così da riuscire a fare forza sul braccio e sul corpo stesso per risollevarsi  e rialzare la moto! Una manovra tecnica incredibile!

A sensazione, secondo te chi vince il mondiale MotoGP e quello eSport l’anno prossimo?

È difficile da dire, da qui ad un anno possono cambiare molte cose. Sicuramente alcuni finalisti di questo primo eSports li ritroveremo a combattere anche l’anno prossimo e spero vivamente di esserci anch’io! Il livello è altissimo, 8 piloti in neanche 3 decimi. Il pronostico è davvero difficile.

Antonio Russo