CONDIVIDI

Con buona pace di Lewis Hamilton, che per rendere più interessanti i Gran Premi chiederebbe “più donne belle al paddock”, come dichiarato in apertura del Mondiale di Formula 1 (e come riportato dal nostro articolo), il rapporto tra donne e motori in realtà è molto più profondo, anche se complesso e spesso a ostacoli. Eppure, sugli spalti non mancano mai le appassionate, e proprio le donne rappresentano una quota importante di chi fa acquisti su RSEItalia.it, il sito che consente di scendere in pista al volante di una supercar.

La Calderon firma per la Sauber. Quest’anno, in realtà, una piccola “quota rosa” esiste anche nel Circus, visto che la Sauber ha ingaggiato come pilota per lo sviluppo la 23enne colombiana Tatiana Calderon, che potrà utilizzare sia il simulatore del team elvetico che partecipare alle riunioni tecniche del team in occasione di alcuni Gp. Come gli appassionati di F1 sanno bene, non è certo il primo approdo femminile nella massima serie, perché ci sono almeno cinque precedenti illustri.

La mitica de Filippis. Il primo nome da segnare nel taccuino è quello di Maria Teresa de Filippis, entrata nella storia come prima donna in assoluto a qualificarsi e partecipare a una gara di Formula 1: nata nel 1926 e soprannominata Pilotino, dopo esperienze in altre categorie la pilota napoletana prese parte al Gran Premio del Belgio nel 1958 a bordo di una Maserati 250 F, l’auto con cui l’anno precedente Juan Manuel Fangio aveva vinto il titolo mondiale.

Un triste addio alle corse. Le sue prestazioni non furono eccellenti, ma de Filippis riuscì comunque a qualificarsi al decimo posto, concludendo a due giri di distanza dal vincitore Tony Brooks, al volante di una Vanwall. Successivamente, la signora prese parte ad altre due GP nello stesso anno, Portogallo e Italia, finendo in entrambi i casi con un ritiro; nell’anno successivo passa alla scuderia Porsche KG, con cui sfiorerà solo la qualificazione al GP di Monaco, ultima sua apparizione nel circus. La sua esperienza si chiude in maniera mesta: la pilota infatti decide di dire addio alle corse dopo aver assistito all’incidente mortale di cui fu vittima l’amico (e team manager) Jean Behra in una gara di contorno al Gp di Germania.

L’unica donna a punti in F1. Italiana è anche la seconda guida storica in F1, che resta tutt’ora l’unica donna ad aver conquistato un punteggio iridato: parliamo di Lella Lombardi che, dopo i positivi riscontri in altre competizioni, partecipa al Mondiale F1 del 1975, girando in 12 dei 14 GP previsti. La data memorabile è il 27 Aprile 1975, quando al circuito del Motjuic di Barcellona è al sesto posto al momento dell’interruzione definitiva della gara da parte dei giudici, che “congelano” la classifica e assegnano punteggi dimezzati. Questo consente alla Lombardi di portare a casa un mezzo punto dal grande significato simbolico, che purtroppo non avrà seguito.

Scarsa fortuna. Più o meno negli stessi tempi tentava di sfidare gli uomini anche la britannica Divina Galica, già olimpionica nello sci alpino, che non riuscirà però mai a qualificarsi ai Gran Premi cui si era presentata. Simile destino “sfortunato” anche per Desiree Wilson, sudafricana che in realtà prese parte alla gara casalinga nel 1980, evento poi non considerato valido ai fini del Mondiale dalla Federazione; per la cronaca, comunque, la pilota uscì di scena in anticipo a causa di un incidente.

L’amarezza di Amati. L’ultima donna a partecipare attivamente a un weekend di Formula 1 è stata la romana Giovanna Amati, che nel 1992 salì sulla Brabham, al suo ultimo anno di Formula 1; anche in questo caso i risultati non furono memorabili, perché la pilota mancò la qualificazione in Sudafrica, Messico e Brasile e fu sostituita da Damon Hill. E proprio la Amati, oggi, è una delle più critiche osservatrici della scena femminile in pista: a suo dire, infatti, non c’è futuro per le donne in F1, un modo duro e competitivo in cui al momento non sembra esserci spazio per ingressi in rosa.