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Corrado Guzzanti
Corrado Guzzanti (Getty Images)

Corrado Guzzanti sarebbe stato truffato dal suo vecchio manager Terenzio Valerio Trigona e dal braccio destro di Trigona Cesare Vecchio. Il comico si sarebbe ritrovato con un debito alle spalle con l’erario di circa 900mila euro. In aula Guzzanti ha spiegato al pubblico ministero: “Ero in difficoltà anche a fare la spesa

Il comico Corrado Guzzanti ha deposto in Tribunale durante il processo per una truffa ai suoi danni che sarebbe stata messa in atto dal suo manager e dal braccio destro di quest’ultimo. Il comico sarebbe stato raggirato per una cifra di circa 400 mila euro, ma la cifra in questione potrebbe essere molto più alta. Il debito con l’erario di Guzzanti, come raccontato dalla redazione de Il Corriere della Sera, è arrivato anche a 900mila euro e la sua casa di proprietà è stata pignorata dalla banca. Accusati della truffa, della presunta durata di 10 anni, sono Terenzio Valerio Trigona, manager e amico di Guzzanti, ed il suo factotum dell’epoca Cesare Vecchio.

Corrado Guzzanti vittima di un presunto raggiro da parte del suo vecchio manager

Uno dei comici più famosi italiani, sarebbe stato raggirato per centinaia di migliaia di euro. Vittima della presunta truffa è Corrado Guzzanti che davanti al pubblico ministero Antonio Carlucci del tribunale Monocratico di Roma ha ricostruito la vicenda. Accusati del presunto raggiro sono il suo vecchio manager Terenzio Valerio Trigona ed il braccio destro di quest’ultimo dell’epoca Cesare Vecchio che, secondo quanto raccontato dal Corriere della Sera, avrebbe truffato l’attore per una cifra di circa 400mila euro, somma che potrebbe essere però più alta. Il debito che Guzzanti ad un certo punto si ritrova con l’erario è di 900mila euro e l’unica casa di proprietà pignorata dalla banca. Guzzanti ha conosciuto Terenzio nel 1994, quando il manager era impresario di personaggi come Lucio Dalla, Ron e Morandi, e decide di affidargli parte dei suoi guadagni per reinvestirli in titoli tedeschi e la gestione del pagamento delle relative imposte. Trigona, però, avrebbe approfittato di questa fiducia mettendo in atto un presunto raggiro che avrebbe portato quasi sul lastrico il comico romano. I presunti titoli tedeschi sarebbero risultati essere un’invenzione ed i guadagni promessi al comico (circa 6,5 milioni di euro) altrettanto. Inesistente anche il conto che Guzzanti crede di alimentare e dal quale, secondo il capo di imputazione, Trigona “effettua prelievi, dispone bonifici, effettua operazioni di giroconto e richiede assegni circolari” causando un debito con l’erario di circa 900mila euro. Inoltre l’ex manager avrebbe convinto a saldare gli scoperti sul conto della sua Kipli Entertainment srl con gli introiti del film Fascisti su Marte, tramite una fideiussione da 230mila euro. Il saldo, come riportato dalla redazione de Il Corriere della Sera, non avviene e Trigona avrebbe intercettato la corrispondenza giunta dalla Bnl, arrivando ad un accordo con la banca per rateizzare il debito all’insaputa del suo assistito, il quale si è visto recapitare un decreto ingiuntivo di pagamento ed in seguito il pignoramento della sua casa nel quartiere Prati.

Il presunto raggiro al comico Guzzanti: “Ero in difficoltà anche a fare la spesa

Al pubblico ministero Antonio Carlucci, Guzzanti ha raccontato: “Per un lungo periodo– riporta Il Corriere della Sera ho avuto difficoltà a dormire per gli incubi e gli scoppi di pianto nel sonno. Questa cosa mi imbarazza ma per fortuna, grazie alla mia compagna che mi è rimasta sempre vicina a farmi coraggio, con molta lentezza ho ripreso a vivere. Ero in difficoltà anche a fare la spesa. Nel 2014 me la sono cavata con due o tre lavori che mi hanno permesso di guadagnare abbastanza per pagare le tasse e la casa e sono stati come una specie di terapia per ripartire. Poi nel 2015 è arrivato un nuovo progetto“. Con il manager Guzzanti aveva instaurato un rapporto non solo professionale, ma di amicizia: “Con Trigona – si legge nella denuncia dell’attore – era nata una collaborazione professionale che ben presto era diventata anche una intensa amicizia contraddistinta, ritenevo purtroppo a torto, da un rapporto di reciproca fiducia. E invece hanno svuotato sistematicamente i miei conti bancari con la incredibile accondiscendenza degli operatori di sportello“. Guzzanti poi prosegue spiegando: “Ogni volta che viene pronunciato il suo nome (riferendosi a Trigona, ndr) è una pugnalata al cuore. Il trauma emotivo, posso dire ora a cinque o sei anni di distanza, è stato più forte di quello economico e finanziario“.

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