CONDIVIDI
(Getty Images)
(Getty Images)

 

Il parcheggio “selvaggio” non è solo un’infrazione (purtroppo assai frequente) sanzionata dal codice della strada: in certi casi, come confermano le sempre più numerose pronunce dei tribunali in materia, costituisce a tutti gli effetti una “violenza privata” e, dunque, si configura come un reato penale. Vediamo insieme quando, come e perché.

 

Dall’illecito amministrativo al reato penale

Di recente una serie di sentenze ha fatto giurisprudenza in materia di parcheggi “selvaggi” che, limitando o bloccando la libertà di movimento degli altri, sono inquadrabili non solo come un comune illecito amministrativo, ma come un reato sanzionato dal codice penale.

A partire dalla decisione n. 2006/2014 emessa dal Tribunale di Taranto e relativa alla vicenda di un automobilista che aveva lasciato la propria vettura di fronte al box auto di proprietà di terzi. Nel caso di specie si era trattato di un condomino che, a seguito di liti e dispetti reciproci, aveva “dimenticato” la propria auto per ben due giorni davanti al garage di un altro condomino, impedendogli così il libero utilizzo della sua proprietà privata. La linea “dura” è stata poi più volte confermata dalla stessa Cassazione (sent. n. 28487/2013; 21779/2006 e. 7592/2011).

C’è inoltre chi è stato punito a titolo di violenza privata, sempre dalla Cassazione (sent. n. 5271/2014), per aver ostruito il passaggio a un autobus di linea, interrompendo così l’esecuzione un pubblico servizio. O chi è stato condannato (G.d.P. di Roma sent. n. 27962/2013) per aver lasciato l’auto in seconda fila sulla strada pubblica, impedendo l’uscita dal parcheggio, sulle strisce a bordo carreggiata, a un altro conducente – con tanto di risarcimento danni per la perdita di tempo procurata al titolare del mezzo “bloccato”.

Automobilista avvisato…