Le condizioni di Jules Bianchi a cinque giorni dall’incidente del GP di Suzuka restano molto critiche e secondo gli esperti solo un miracolo potrebbe portare il 25enne pilota francese alla normalità. Ma in mancanza di conferme mediche ufficiali che giungeranno solo nei prossimi giorni prosegue l’inchiesta della FIA su quanto accaduto in pista, pur dovendo premettere che è stata affidata a Charlie Whiting, coordinatore della sicurezza, il principale imputato per il mancato ingresso della safety car…

 

Secondo indiscrezioni lanciate da Autosprint ci sarebbero elementi che farebbero pensare all’errore umano imputabile non solo agli addetti ai lavori, ma anche allo stesso Jules Bianchi. Il driver della Marussia ha impattato alla curva 7 con la gru ad una velocità di 180 km/h non per guasti meccanici come inizialmente ipotizzato.

Inoltre Bianchi non avrebbe rallentato nonostante la doppia bandiera gialla esposta per cinque postazioni consecutive, giungendo in uscita di curva a 214 km/h: i dati telemetrici non sono contestabili e la telemetria della Marussia mostrerebbe che non c’è stato nessun tentativo di rallentamento.

 

Ma alcune colpe sono da attribuire anche ai commissari di gara, uno dei quali sventolava bandiera verde nonostante la Sauber di Adrian Sutili fosse in procinto di essere rimossa. In quel caso avrebbe dovuto continuare ad esporre la bandiera gialla, ma la scelta è a discrezione del giudice. Ultimo punto dell’inchiesta: il casco di Bianchi era integro dopo l’impatto e non sono state rivelate ferite alla testa, bensì solo traumi.

Resta un punto che forse non verrà mai chiarito: chi giudicherà l’operato di Charlie Whiting e la sua decisione di non far entrare la safety car?

 

 

 

Redazione

 

 

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