F1 | Ex tester Ferrari: “Il problema della scuderia? Arrivabene”

Sono probabilmente in molti a pensarla come lui. In ogni caso secondo Luciano Burti, collaudatore della Rossa dal 2002 al 2004, ovvero nel periodo del boom del fantastico trio Schumacher-Todt-Brawn, la vera ragione dei continui buchi nell’acqua di Maranello starebbe soltanto in un nome, quello di Maurizio Arrivabene.

Il brasiliano, oggi commentatore per TV Globo, ha dunque in qualche maniera assolto Sebastian Vettel, il grande imputato per la clamorosa sconfitta del Cavallino nel 2018 a causa dei suoi frequenti svarioni.

Ha fatto un piccolo errore, che può accadere, ed è stato sfortunato perché è accaduto nel momento sbagliato e nel posto sbagliato. Questo ha avuto enormi conseguenze“, ha affermato  a Motorsport.com a proposito nello specifico dell’uscita del tedesco ad Hockenheim.

Per il 43enne a pesare maggiormente sarebbe stato l’abbandono psicologico subito dal driver di Heppenheim in quelle fasi delicate e di conseguenza la mancanza di gestione della situazione da parte dei vertici della squadra.

In un’occasione del genere qualcuno come Todt lo avrebbe aiutato nella maniera migliore e lo avrebbe riportato sulla strada della fiducia“, ha poi analizzato. “Credo che Seb si sia sentito solo dopo quello sbaglio. Una volta che hai addosso la pressione, se sei un pilota e pensi: ‘Non posso fare un errore il prossimo giro o alla prossima curva’ , di sicuro ci caschi.Se lo pensi, succederà. Anche se è un grande campione, è molto sensibile e quando hai quelle sensazioni non può uscirne nulla di buono. Non è normale vedere un 4 volte iridato sbagliare così tanto“.

Per Burti anche lo stesso Domenicali avrebbe potuto fare meglio del manager bresciano.

Ho lavorato con Stefano ( ndr. oggi ad Lamborgini) e so che era davvero un bravo uomo“, ha sostenuto. “Pur non conoscendo il livello della squadra allora, posso dire che dopo il suo abbandono,  a Maranello, non hanno mai più avuto il ritmo che erano soliti avere in precedenza“.

Conosco un po’ Arrivabene perché era con Phillip Morris e, a mio avviso, non era un buon leader, perché non era solidale e comprensivo, non era simpatico. Era molto distante da noi e non ho mai capito perché“, ha concluso con un commento tranchant che farà discutere.

Chiara Rainis

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