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(foto Twitter)
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Prima le dichiarazioni di Bernie Ecclestone sul rischio di un mancato rinnovo con il circus della F1 dal 2017. Ora uno scandalo finanziario di proporzioni insospettate. E’ bufera sull’Autodromo di Monza dopo che la Gdf ha sequestrato, su autorizzazione del Gip del Tribunale di Monza, tre milioni di euro in contanti, titoli e fondi agli ex vertici Sias (l’ente gestore), Enrico Ferrari e Claudio Viganò, nell’ambito della maxi inchiesta sui presunti illeciti nella gestione della struttura.

Gli ex dirigenti sono accusati dalla Procura brianzola di false fatturazioni “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, in concorso tra loro” e di aver evaso circa 2 milioni di euro; a 1 milione di euro ammonta invece, secondo il Pm Walter Mapelli, il profitto derivante dal reato di peculato, in capo a Ferrari.

Dalle indagini emergono contratti non trasparenti, prezzi fuori listino e fatturazioni inesistenti gestite attraverso la creazione di una società in Inghilterra. Nel mirino degli inquirenti sono finiti in particolare gli affitti del circuito da parte di due società svizzere, la Kuno e la Moto Center Thun, e di una tedesca, la Porsche Club Nurburgring Sportpromotion fra il 2007 e 2012. A fronte di sconti e trattamenti di favore non previsti ma in alcuni casi comprovati, la differenza o l’intero importo della tariffa sarebbe stata versata in contanti all’ex direttore Ferrari.

Redazione

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