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La Guardia di Finanza stamane ha perquisito la sede di Porsche Italia in Corso Stati Uniti a Padova su ordine della Procura che ha avviato una indagine che ricalca le verifiche avvenute lo scorso 15 ottobre presso le sedi italiane di Volkswagen e Lamborghini sul cosiddetto caso ‘dieselgate’ legato alle emissioni di CO2 delle auto tedesche.

Sono otto le persone iscritte nel registro degli indagati, tra cui componenti del CdA. La Guardia di Finanza si è recata anche nelle abitazioni di alcuni degli indagati: l’ipotesi di reato è di frode nell’esercizio del commercio.

Porsche Italia sta collaborando con l’autorità giudiziaria, come da indicazioni di Porsche AG, ma per quanto a nostra conoscenza non c’è alcun problema con i motori diesel delle vetture Porsche venute in Europa, il problema riguarda le vetture vendute negli Stati Uniti”, si legge in una nota ufficiale.

Le perquisizioni delle Fiamme Gialle sono orientate alla ricerca di documentazione, cartacea e informatica, per verificare se nella produzione e nelle distribuzione in Italia di veicoli Porsche siano stati installati nel sistema elettronico delle auto dei software in grado di manomettere i livelli di emissioni di gas, in modo che risultassero differenti da quelli risultati nei controlli, come successo con le auto del Gruppo Volkswagen.

Intanto il colosso tedesco ha raggiunto un accordo per 20 miliardi di euro di prestito ponte, con 13 banche, per coprire i costi del dieselgate. Entro la fine del 2016 Volkswagen vuole mettersi alle spalle questa triste vicenda anche se le rivendicazioni dei clienti e delle denunce all’impresa tedesca resterà aperto per anni.

E se i posti di lavoro non saranno toccati da questa vicenda saranno tagliati 300 posti di lavoro interinali ad Hannover, in scadenza a fine gennaio.Si tratta di un terzo dei lavoratori interinali, nella fabbrica del capoluogo della Bassa Sassonia. La notizia viene divulgata nel giorno dell’assemblea di fabbrica a Wolfsburg.