Tra la Costa del Sol e Stoccolma, l’Europa si ritrova a discutere di come vogliamo davvero viaggiare: più veloce verso il futuro o con il freno tirato. Sullo sfondo, le Tesla che imparano a guidare in mezzo a noi.
Per la guida assistita in Europa. In Spagna, secondo indicazioni che arrivano da personale interno ai test, Tesla sarebbe pronta a sbloccare l’uso di FSD (Supervised) su strade pubbliche. Non c’è un annuncio ufficiale della Casa né del ministero dei Trasporti, e questo va detto chiaramente. Ma il quadro operativo, a oggi, è questo.
È partita a novembre nell’area di Malaga. Una flotta di circa 30 veicoli avrebbe percorso oltre 80 mila chilometri tra autostrade, città e litorali. Nessun incidente segnalato finora, stando a informazioni non ancora certificate. Se Madrid darà l’ok, la Spagna si unirebbe a Olanda, Danimarca, Belgio, Lituania ed Estonia, dove il pilota automatico evoluto di Tesla circola già con meno vincoli.
Se vivi in un Paese che sblocca FSD (Supervised), potresti trovarti una Tesla che, in città, ti assiste anche su strade più complesse rispetto al semplice “autostrada e corsia”. La promessa è sicurezza più coerente e meno fatica mentale. Ma la regola è semplice: tu decidi e tu rispondi. È un punto su cui le norme europee sono chiare quando si parla di sistemi di livello 2. E che merita attenzione, soprattutto quando le aspettative viaggiano più veloci di quanto consenta l’asfalto.
Mentre la Spagna guarda al via libera, la Svezia chiede una pausa. La Swedish Transport Administration (TRV) ha domandato di bloccare il lancio europeo finché Tesla non impedirà l’uso del sistema quando l’auto supera i limiti di velocità. Il tema non è di poco conto: è giusto permettere al sistema di restare attivo se il conducente spinge oltre il limite? Oppure, per coerenza con la sicurezza stradale, il software deve “staccarsi” subito?
Dell’Unione Europea proprio il 30 giugno. Altri Paesi hanno espresso riserve, ma l’orientamento prevalente resta questo: responsabilità piena al guidatore per l’uso corretto del sistema. È il compromesso tipico dell’Europa regolatoria, stretta tra l’urgenza di innovare e il dovere di proteggere.
Racconta un paesaggio familiare: taxi, bici, pedoni al semaforo; il mare a sinistra, una rotonda dietro l’altra. L’algoritmo non fa magie. Fa ordine. E quando sbaglia, deve esserci una mano pronta a correggere.
Stiamo decidendo quale ritmo dare al nostro stare in strada. Preferiamo un software che ci aiuti anche quando sbagliamo, o uno che ci lasci sbagliare per ricordarci che guidare è una responsabilità? Forse la risposta è in mezzo. Come quando, al tramonto, l’asfalto si scalda e tutto scorre un po’ più piano: abbastanza veloce da arrivare, abbastanza lento da capire dove stiamo andando.
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