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La Battaglia delle Toyota al WRC26 in Giappone: Evans, Solberg, Ogier e Pajari in Azione. Neuville Supera un Nervoso Katsuta

Motori che cantano tra i lampioni di Toyota City e un pubblico di casa in apnea: il WRC26 in Giappone comincia con un monologo Toyota interrotto da lampi di orgoglio avversario. Emozioni a strappi, nervi tesi, odore di freni caldi. È la corsa dove tutto si decide in pochi secondi e resta addosso per anni.

A Toyota City la scena è quella giusta: strade strette, curve cieche, rumore che rimbalza tra gli edifici. Il monomarca non è una forzatura, è quasi un rito. Tre Yaris Rally1 nello shakedown, quattro a fine della prima giornata. Una presenza che parla da sola: casa madre, pubblico fedele, aspettative altissime.

C’è Elfyn Evans, il pilota che non fa rumore ma fa punti. Più volte vicecampione del mondo, chirurgico quando il grip scarseggia. C’è Sébastien Ogier, otto volte iridato, carisma che basta un sopracciglio per mettere ordine al caos. E poi due volti che accendono curiosità: Oliver Solberg, figlio d’arte e già protagonista in categorie cadette; Sami Pajari, talento nordico cresciuto in fretta, capace di trasformare la pazienza in velocità. Quattro Toyota di cui una comparsa in più a fine giornata: segno di un impegno profondo, ma i dettagli ufficiali sull’iscrizione supplementare non sono stati ancora diffusi in modo univoco.

Toyota City, palco di casa

In Giappone l’aria del rally è diversa. Le speciali corrono tra boschi ordinati e guardrail corti. Le foglie sull’asfalto non perdonano, i tagli sono quasi un tabù. Qui la Yaris Rally1 gioca in casa, con dati e chilometri che pesano. Gli ingegneri giapponesi conoscono le ombre di questi tornanti. Il pubblico riconosce ogni casco per nome. È la “fortezza” che tutti sognano di espugnare.

La giornata inizia con tempi allineati: una manciata di secondi tra i big. Ogier fa da metronomo, Evans misura, Solberg tenta il graffio, Pajari lucida i riferimenti. Il ritmo cresce speciale dopo speciale. In molti guardano i parziali e provano a leggere il senso: gestione gomme, tagli ridotti, traiettorie pulite. Zero orpelli.

Poi arriva il nodo emotivo. Takamoto Katsuta, idolo di casa, sente il peso del luogo. Un piccolo errore di ritmo, una frenata trattenuta, due appoggi indecisi. “Nervoso”, lo dicono i gesti prima dei tempi. E lì si infila Thierry Neuville: esperienza belga, colpo secco, sorpasso netto in classifica parziale. Non serve gridarlo: è il tipo di passaggio che in Giappone resta nell’aria fino a sera.

Nervi saldi e sfide incrociate

La scena si fa corale. Katsuta reagisce, pulisce la guida, riduce gli sbagli. Neuville insiste, sfrutta ogni metro. Davanti, le Toyota restano padrone del palcoscenico, ma gli avversari hanno capito dove pungere: ingressi più dritti, frenate quadrate, gestione termica delle gomme. Informazioni basiche, ma qui fanno la differenza.

E mentre il paddock mormora, spunta un’eco tutta italiana. “Lancia all’attacco della fortezza giapponese.” È più di un titolo: è un’ipotesi che scalda il cuore. A oggi, non ci sono conferme ufficiali su un programma Rally1 per il 2026. Ma i segnali di vita sportiva ci sono, e l’idea di rivedere un marchio leggendario sfidare la roccaforte Toyota stuzzica teste e taccuini. Se accadrà, qui in Giappone il simbolo avrebbe un peso specifico enorme.

La sera scende su Toyota City. I cofani si raffreddano, i fan fotografano ombre e adesivi come reliquie. Le quattro Yaris riposano in fila, ognuna con una storia da finire. Il sorpasso di Neuville su un Katsuta teso è già cartolina. Ma domani c’è strada, e la strada in Giappone non perdona. A volte sembra chiedere una cosa semplice: vuoi far parte della leggenda o preferisci soltanto arrivare?

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