I (veri) motivi della condanna: ecco perché Iannone è stato squalificato

Analizziamo le motivazioni della sentenza del Tribunale arbitrale sportivo di Losanna che ha squalificato Andrea Iannone per quattro anni

Andrea Iannone (Foto PETER PARKS/AFP via Getty Images)
Andrea Iannone (Foto PETER PARKS/AFP via Getty Images)

Condannato per insufficienza di prove. È questo, sostanzialmente, l’esito che emerge dalla motivazione della sentenza del Tribunale arbitrale sportivo di Losanna, che ha condannato oggi Andrea Iannone ad una squalifica di quattro anni dalle competizioni e alla cancellazione di tutti i risultati ottenuti dopo il Gran Premio di Malesia 2019 (ovvero nelle gare di Sepang e Valencia).

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Il caso è ormai arcinoto. Il Maniaco è risultato positivo al drostanolone, una sostanza proibita dai regolamenti antidoping, durante un controllo svolto a margine del weekend di gara di Sepang il 3 novembre 2019. Per questo motivo la Corte disciplinare internazionale della Fim lo ha sospeso per 18 mesi lo scorso 31 marzo.

Le versioni dell’accusa e della difesa

A quel verdetto di primo grado si sono quindi appellati sia l’agenzia antidoping internazionale Wada, che chiedeva una pena più severa, sia lo stesso pilota di Vasto, che continuava ad affermare la sua innocenza, sostenendo di aver assunto la sostanza in questione mangiando della carne contaminata proprio in Malesia.

I tre giudici dell’arbitrato (il franco-iraniano Hamid G. Gharavi, l’italiano Franco Frattini e l’inglese Michael J. Beloff) hanno però ritenuto che “Andrea Iannone non sia riuscito a dimostrare né il tipo preciso né l’origine della carne che ha consumato. Inoltre, i giudici hanno ritenuto che né Andrea Iannone né i suoi esperti siano stati in grado di dimostrare in modo specifico che ci fosse un problema di contaminazione della carne da drostanolone in Malesia. Il collegio perciò ha ritenuto che fosse stata commessa una violazione del regolamento antidoping“.

Il verdetto che ha condannato Iannone

Prosegue la nota diramata dal tribunale oggi, a poco meno di un mese dall’udienza dello scorso 15 ottobre: “Dalla parte di Andrea Iannone è rimasta sostanzialmente la sua dichiarazione d’innocenza, la sua fedina pulita e la sua presunta mancanza di ragioni per doparsi. Fattori che non sono stati ritenuti sufficienti ad equilibrare la probabilità che la violazione di Iannone fosse stata involontaria”.

Dunque la corte non ha affermato la certezza della colpevolezza dell’italiano, ma al contrario ha sentenziato che lui non sia riuscito a discolparsi in modo sufficientemente convincente. “La conclusione del collegio non esclude la possibilità che la violazione di Iannone possa essere stata il risultato del consumo di carne contaminata da drostanolone, ma Iannone stesso non è riuscito a fornire alcuna prova convincente per dimostrare la sua involontarietà”, concludono infatti i giudici.

Andrea Iannone (Foto Tullio M. Puglia/Getty Images)
Andrea Iannone (Foto Tullio M. Puglia/Getty Images)