Mafia: Definitive Edition, un remake da gustarsi sino alla fine

Mafia: Definitive Edition è senza dubbio uno dei migliori remake mai proposti. Il titolo nonostante i suoi 18 anni sembra ancora al top.

Mafia: Definitive Edition (2K Games)
Mafia: Definitive Edition (2K Games)

In un anno pesantemente influenzato dal coronavirus 2K Games ha deciso di lanciare uno dei remake più attesi dagli appassionati, Mafia: Definitive Edition. Il titolo riprende la trilogia Mafia: The City of Lost Heaven, Mafia II e Mafia III ampliandola e ringiovanendola.

Mafia: Definitive Edition pur strizzando l’occhio al suo glorioso passato guarda al futuro però con una sceneggiatura corposa, che lascia intatto il carisma dei personaggi che avevamo imparato ad amare quasi 20 anni fa. Certo non tutto è andato per il meglio in questo passaggio ad una generazione più moderna. Si notano, infatti, alcune pecche grafiche, che però non infastidiscono troppo il giocatore.

Un remake che non invecchia

Manca qualcosa anche dal punto di vista dell’intelligenza artificiale. Ottimo, invece, il comparto vetture. Il gioco, essendo open world, ci permette, infatti, di guidare diversi mezzi di trasporto (circa 40). Il gameplay in tal senso è ben costruito, con le vetture degli anni ’30 che diventano ingestibili sull’asfalto bagnato. Una menzione particolare, infine per quanto riguarda il comparto audio. Pur preferendo la versione inglese, resta di grande spessore quella italiana, che a differenza di tanti altri titoli non si discosta molto a livello di qualità dall’originale.

Mafia: Definitive Edition meriterebbe quasi due valutazioni. Nel campo dei remake, infatti, si potrebbe dire con tranquillità che è uno dei migliori prodotti mai arrivati su PS4. Volendolo analizzare come gioco in generale naturalmente presenta qualche pecca grafica dovuta alla zavorra degli anni che si porta sotto un lifting decisamente riuscito. Noi abbiamo deciso per questo di dargli un bel 8 in pagella. Questo gioco resta una pietra miliare del video-ludico e dopo 18 anni sembra ancora poter dire la sua ai più giovani.

Antonio Russo