Gasly emoziona a Monza e Leclerc va subito ad abbracciarlo

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La vittoria di Gasly a Monza ha emozionato anche per un particolare che è sfuggito a molti e che porta in sé qualcosa di magico.

Pierre Gasly e Charles Leclerc (©Getty Images)

Ognuno potrà leggerla a suo modo, noi però vogliamo proporre una visione romantica di quanto accaduto domenica pomeriggio a Monza.  Il 31 agosto 2019 sul circuito di Spa se ne andava tragicamente Hubert, speranza dell’automobilismo francese e amico fraterno di Leclerc e Gasly. In quell’occasione Pierre andò da Charles e gli disse di vincere per Anthoine. Il ferrarista allora fu di parola e si portò a casa il primo successo in F1 acclamato da tutti come il “predestinato”. Una volta tagliato il traguardo, sotto il podio, ad attenderlo per congratularsi c’era lui, il compagno di tante avventure nelle formula minori, che volle essere tra i primi ad abbracciarlo.

Oggi, a poco più di un anno di distanza, il destino ha voluto che accadesse l’inverso. Con il 22enne sempre nel cuore, ricordato giusto una manciata di giorni fa, nelle Ardenne, Pierre ha fatto centro in Italia, su un tracciato che premia soltanto chi è davvero capace, e al parco chiuso, pronto a fargli festa prima ancora degli altri c’era il monegasco, trionfatore della passata edizione.

“È incredibile, non mi rendo nemmeno conto di quello che è successo”, l’emozione del driver Alpha Tauri, autore di una performance di alto livello per la freddezza dimostrata. “È stata una gara folle. Siamo riusciti a sfruttare al massimo la bandiera rossa e approfittarne”.

“Non potrò mai ringraziare abbastanza tutti coloro che lavorano nel team”, ha proseguito ricordando poi come una vittoria francese mancasse da Monaco 1996 con Olivier Panis. “Fin da quando sono arrivato nel Circus il mio obiettivo era quello di riportare la Francia davanti e ci sono riuscito”.

Al di là dell’inno di Mameli finalmente risuonato anche se in un Tempio della Velocità semi-deserto, il primo posto di Gasly non può che far piacere agli amanti delle competizioni, perché narra la storia di un ragazzo precipitato dalle stelle della Red Bull alle stalle della retrocessione in Toro Rosso e che senza perdersi d’animo ha saputo ricostruirsi un’immagine e dimostrare di essere un pilota con il piede pesante.

Pierre Gasly (©Getty Images)

Chiara Rainis