Red Bull non demorde: “Alla Racing Point passati dati e disegni”

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Dopo qualche giorno di silenzio torna in voga il caso Racing Point con il talent scout Red Bull Marko che lancia nuove accuse alla Mercedes.

La Racing Point in pista nelle prove libere del Gran Premio del 70° anniversario di F1 2020 a Silverstone (Foto Bryn Lennon/Getty Images)
Racing Point  (Foto Bryn Lennon/Getty Images)

Non perde vigore la saga legata alla presunta azione di copia-incolla da parte della Racing Point nonostante la FIA abbia cercato di chiudere la questione a tarallucci e vino con una penalizzazione nella classifica costruttori e una multa da 400.000 euro. Se il boss Red Bull Christian Horner, così come Mattia Binotto della Ferrari chiedono maggior chiarezza, il cacciatore di talenti dell’equipe energetica Helmut Marko ci è andato giù piatto accusando platealmente la Mercedes di aver passato sottobanco e scientemente dati e disegni relativi alla sua vecchia W10, così da consentire alla futura Aston Martin di ricalcarne il progetto e garantire un dominio totale della Casa della Stella.

Secondo l’austriaco e l’ex capo della Hispania Racing Colin Kolles la scuderia con base a Silverstone avrebbe addirittura ricevuto un modellino direttamente dalla galleria del vento tedesca in modo da portar dare vita ad una vera e propria “Mercedes Rosa“.

“In casi del genere delle foto non bastano. Una copiatura così richiede un vero flusso di informazioni, ecco perché i colpevoli qui sono due”, ha affermato convinto a Der Spiegel. In realtà il 77enne di Graz non è l’unico a pensarla in questa maniera. Già durante i test invernali del Montmelo più di qualcuno aveva sostenuto che il legame personale tra Toto Wolff e Lawrence Stroll, proprietario della ex Force India, avesse prodotto qualcosa di più complesso.

Ad aggravare il clima di sospetto e tensione nel paddock, l’atteggiamento complice e a tratti oscuro della Federazione Internazionale, ad oggi ancora malvista per l’affaire Rossa e per la presunta irregolarità del suo motore 2019 occultata con un patto segreto.

“Se non ci fosse stata colpevolezza, non ci sarebbe stato neppure bisogno di un accordo”, ha sottolineato interpretando il pensiero di molti. “Il dato di fatto è che dall’apertura stagionale in Austria tutti coloro che montano la PU di Maranello perdono tra lo 0.8 e l’1.2 secondi al giro”.

“Se la Ferrari avesse perso il secondo posto marche, noi avremmo guadagnato 20 milioni di dollari in più. Questo a conferma che anche dal Coronavirus c’è chi ha tratto vantaggio”, ha chiosato con una frecciata rivolta ai rivali.

Ferrari (Getty Images)

Chiara Rainis