Da buon imprenditore Briatore ha fornito una ricetta pragmatica alla Ferrari per risolvere le sue problematiche con i piloti.

Sebastian Vettel e Charles Leclerc nei test al Mugello (Foto Ferrari)
Sebastian Vettel e Charles Leclerc nei test al Mugello (Foto Ferrari)

Sono in molti a credere che alla luce di una decisione sul futuro già presa ed assodata, in casa Ferrari tra Vettel e Leclerc sarà tutto rosa e fiori da qui a fine stagione. A nostro avviso, però, quanto accaduto domenica scorsa in Stiria è stata la chiara prova che potrebbe avvenire esattamente il contrario, con Charles smanioso di mettersi in evidenza e dimostrare di essersi meritato i galloni di numero uno in squadra, e Sebastian sempre coi nervi tesi per un licenziamento subito via telefono e senza possibilità di appello malgrado un passato glorioso alle spalle.

Un vero guaio per la Rossa, già in evidente difficoltà tecnica e decisamente fuori bussola per quanto riguarda la strada da seguire per correggere il progetto SF1000, sbagliato o comunque peggiorativo rispetto a quello del 2019.

Per tentare di salvare il salvabile sul fronte driver, Flavio Briatore, uno che di personaggi ingombranti ne sa qualcosa avendo dovuto gestire Michael Schumacher e Fernando Alonso, ha voluto dare un piccolo suggerimento al Cavallino, ovvero penalizzare gli interessati sullo stipendio.

“Il monegasco ha sbagliato cercando di infilarsi in un buco dove non c’era spazio”, le parole del manager piemontese a La Politica nel Pallone a proposito del clamoroso quanto inutile crash alla partenza dell’ultimo GP.  “Dopo 300 metri due macchine che non ci sono più è un disastro. Bisogna sempre rispettare ingegneri, meccanici e i colori del team. In quella posizione non aveva senso prendere rischi. Ci vuole un po’ di disciplina”.

“La vettura non è di chi la guida, per questo io gli avrei fatto una multa salata del 5-10% del salario. L’unico modo è toccarli sui soldi”, ha chiosato indirizzandosi al boss del Cavallino Mattia Binotto. Chissà se seguirà il consiglio a partire dall’Ungheria.

Ferrari (©Getty Images)

Chiara Rainis