Il battibecco sul razzismo scatena la guerra tra le due generazioni della Formula 1: quella vecchia di Bernie Ecclestone e quella nuova di Chase Carey

L'ex patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, con l'attuale amministratore delegato Chase Carey (Foto Andrej Isakovic/Afp/Getty Images)
L’ex patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, con l’attuale amministratore delegato Chase Carey (Foto Andrej Isakovic/Afp/Getty Images)

Era partito come un battibecco nel merito. Scatenato dalle infelici dichiarazioni di Bernie Ecclestone sul razzismo (“Spesso i neri sono più razzisti dei bianchi”), subito stigmatizzate con toni duri da Lewis Hamilton e dalla Liberty Media.

Proprio il gruppo americano, successore di Mr E nel ruolo di organizzatore della Formula 1, aveva preso le distanze da lui, rimarcando che il ruolo (peraltro puramente onorifico) di presidente emerito che gli concesse nel 2017 era ormai scaduto. Queste parole non sono piaciute al magnate inglese, che ha risposto per le rime a Chase Carey, l’attuale amministratore delegato del massimo campionato a quattro ruote, in una lunga intervista rilasciata al The Mail on Sunday.

“Quando Chase mi chiese di farmi da parte, mi parlò molto di quanto era importante il titolo che mi stava concedendo”, racconta. “Mi disse che gli americani avrebbero ucciso per ottenerlo. Ma a me non importava, non mi interessano i titoli. Ne ho rifiutati di più importanti in Gran Bretagna: vent’anni fa fui nominato dottore dall’università, ma non vado in giro a farmi chiamare Dottor Ecclestone”.

Bernie Ecclestone contro Liberty Media e Chase Carey

Bernie rincara la dose: “Sono contento che abbia rimarcato che non sono più coinvolto in Formula 1, così non mi prendo la colpa per tutto ciò che hanno fatto. Sono saltati su questa storia del razzismo per via di ciò che sta succedendo in America. Chase ci ha investito un milione di dollari, che basterebbero a portare un meccanico nel karting. Forse si dovrebbe concentrare sul suo ruolo. Il Covid lo ha aiutato, perché può dare la colpa di tutti i suoi fallimenti alla pandemia”.

Parole durissime, che nascondono una vera e propria guerra tra due generazioni della Formula 1. Quella vecchia, incarnata da Ecclestone, rimasta ancorata ad una cultura e ad un modo di fare affari ormai superato. E quella nuova, di Carey e della Liberty, che ha voluto portare il mondo del web e dei social media nel circus, ma finora non è riuscita a dare una reale impronta di spettacolo.

Queste potrebbero essere solo le prime avvisaglie dello scontro aperto, visto che negli ultimi due giorni i vertici della F1 hanno discusso addirittura l’eventualità di comminare una punizione esemplare a Bernie: il divieto di assistere alle gare. “Non glielo consiglierei”, ribatte Ecclestone, che tuttora è in contatto con molti promotori di Gran Premi e molte squadre, per non parlare dei capi di Stato di cui è caro amico, come il presidente russo Vladimir Putin. “Ci provino in Russia: credo che non avrei problemi a trovare un pass…”.

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L'ex patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, con l'attuale amministratore delegato Chase Carey e il presidente della Russia, Vladimir Putin (Foto Clive Mason/Getty Images)
L’ex patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, con l’attuale amministratore delegato Chase Carey e il presidente della Russia, Vladimir Putin (Foto Clive Mason/Getty Images)