Il direttore sportivo della Ferrari, Laurent Mekies, spiega come la Rossa di Maranello si è adattata ai protocolli di protezione anti coronavirus

Sebastian Vettel e il suo ingegnere di pista Riccardo Adami con le mascherine ai box (Foto Ferrari)
Sebastian Vettel e il suo ingegnere di pista Riccardo Adami con le mascherine ai box (Foto Ferrari)

La Ferrari è pronta a tornare in pista per il Gran Premio inaugurale della stagione 2020 di Formula 1, in programma in Austria la prossima settimana. Lo è dal punto di vista tecnico e anche da quello organizzativo.

Già, perché l’esordio stagionale non sarà proprio come quello che era previsto inizialmente. Né nelle date, né nella logistica, modificata in maniera sostanziale dai nuovi protocolli di sicurezza stabiliti dalla Federazione internazionale dell’automobile contro la pandemia di coronavirus.

I protocolli anti coronavirus della Ferrari

Così il direttore sportivo Laurent Mekies spiega le preparazioni a cui si è dovuta sottoporre la Rossa di Maranello. “È bello pensare di poter finalmente tornare in gara, anche se le modalità e il contorno saranno insoliti”, sono le sue parole riferite dalla Gazzetta dello Sport. “Come si sa, non avremo il pubblico, e non ci saranno sponsor, ospiti. La stampa sarà ai minimi termini. La nostra stessa presenza come team è limitata a 80 persone complessive, piloti compresi. Ottanta persone che dovranno arrivare alla prima gara di Zeltweg con un tampone negativo effettuato non più di quattro giorni prima. Tamponi che poi saranno ripetuti ogni cinque giorni, non più ogni due come supposto inizialmente”.

Mascherine, dispositivi di protezione e soprattutto distanziamento sociale saranno all’ordine del giorno, anche nei circuiti così come nelle vite di tutti noi: “Lo scopo infatti è quello di creare delle sottobolle in un paddock che sarà già di suo una bolla isolata”, prosegue Mekies. “Ovvero ogni squadra farà vita a sé, limitando al minimo le interazioni con le altre. Non solo, anche all’interno dei vari team ci saranno ulteriori sottogruppi che dovranno agire quanto più possibile separati. Gli stessi addetti tecnici, ingegneri, meccanici, deputati alla macchina 5 e quelli della macchina 16 dovranno restare quanto più possibile separati gli uni dagli altri. Così che, se dovesse essere riscontrato un caso di positività, dopo averlo segnalato alla Fia e alla F1, e dopo averlo messo in sicurezza, si va subito a controllare chi con la persona in questione è stato a contatto. E si fanno i test del caso”.

Le spiegazioni del ds Mekies

Per regolamento saranno ammesse solo ottanta persone per squadra, con una riduzione di circa il 20% rispetto a prima. Sessanta di loro saranno tecnici, ingegneri e meccanici, rimasti praticamente invariati: il taglio ha riguardato soprattutto la logistica e il catering, visto che le hospitality saranno bandite e la ristorazione sarà fornita da uno spazio comune.

“Non ci saranno difficoltà su questa o quella operazione in particolare”, chiarisce il ds Ferrari. “Nemmeno sui pit stop. Il problema più serio è la mascherina, da portare praticamente sempre, a meno che non si operi ad almeno due metri di distanza da tutti gli altri. Farà caldo, magari anche 40 gradi, e sarà dura. Per questo abbiamo previsto più pause e il regolamento ci aiuta. Quest’anno il coprifuoco sarebbe dovuto scattare un’ora prima rispetto al 2019. E invece resta com’era, proprio per darci modo di programmare i momenti di riposo”.

Lontano dal circuito, invece, ci sarà un vero e proprio percorso protetto per tutti gli addetti ai lavori: “Qui si tratta di raccomandazioni, non di una vera regola imposta, ma non c’è molta scelta”, conclude Mekies. “Le indicazioni ci invitano a non uscire dalla routine: dall’aeroporto all’hotel, dall’hotel al circuito e dal circuito di nuovo in hotel”.

Il direttore sportivo della Ferrari, Laurent Mekies (Foto Mark Thompson/Getty Images)
Il direttore sportivo della Ferrari, Laurent Mekies (Foto Mark Thompson/Getty Images)