Il protocollo di sicurezza della Dorna prevede regole e sanzioni severe. A Jerez si dovranno rispettare millimetricamente pena l’espulsione dal circuito.

La partenza del Gran Premio d'Australia di MotoGP (Foto Robert Cianflone/Getty Images)
La partenza del Gran Premio di MotoGP (Foto Robert Cianflone/Getty Images)

Tra poco più di un mese il Motomondiale prenderà il via a Jerez e tutti i team dovranno rispettare severe restrizioni per evitare il contagio di Coronavirus. Dorna ha presentato un protocollo di 40 pagine e i controlli inizieranno già prima di mettersi in viaggio per raggiungere l’autodromo, con tamponi i cui esiti dovranno essere pronti per venerdì 10 luglio.

Il Dott. Angel Charte, direttore medico del Motomondiale, ha avuto l’opportunità di spiegare in dettaglio per il podcast ‘Change the Map’ come verrà sviluppato questo protocollo durante i primi round del campionato. “Nella nostra prima gara saremo molto settorizzati e limitati. La prima cosa che faremo è chiedere a ciascuna persona di venire al lavoro dopo aver eseguito un test per il Covid. Ciò avverrà tre giorni prima dell’arrivo al circuito di Jerez”.

Inoltre, una volta che il personale del team avrà il via libera per muoversi nel paddock, il team medico potrà eseguire tamponi a campione all’interno dei box. Chi non rispetterà le restrizioni sarà punito severamente, pena massima l’espulsione dal circuito. “Nei team che hanno due motociclette ci sarà la famiglia di una motocicletta e la famiglia di un’altra motocicletta. Saranno settorizzati. In questo modo sapremo perfettamente la situazione e i contatti di ciascuno. Abbiamo montato un’unità di triage, dalle 07:00 del mattino i leader del team presenteranno una serie di dati e sintomi che riceveranno da ciascun membro”.

I controlli all’interno del paddock

Durante il fine settimana, all’interno del box, i membri della stessa ‘famiglia’ potranno lavorare insieme senza rispettare la distanza minima di sicurezza di due metri, ma tutti devono indossare una maschera e, a seconda della situazione, anche uno schermo di protezione. E i piloti? “Con il pilota possiamo fare due cose”, risponde il Dott. Angel Charte: “O non rimuovere il casco, o se viene rimosso, poiché gli altri saranno protetti con una maschera il pilota indosserà una maschera o continuerà con il casco”.

Nel caso in cui un pilota o un membro di una squadra siano asintomatici ma risultino positivi prima di mettersi in viaggio, il protocollo prevede che “rimarrà a casa e ripeterà il test 48 ore e poi dopo 72 ore. Se il secondo test è negativo potrà venire, se è positivo non potrà venire”, chiarisce il dott. Charte. In caso di positivi all’interno del paddock verranno isolati insieme ai membri del suo team e “passeranno attraverso un circuito che abbiamo organizzato all’Ospedale di Jerez, dove avremo una sala Covid. Lì eserciteremo i test pertinenti e poi decideremo se possono essere trasferiti in hotel”.

Infine, già pensando ai prossimi appuntamenti a Brno e in Austria, il dottor Angel Charte ha commentato che il suo obiettivo è mantenere questo stesso protocollo “approvato dal Consiglio superiore dello sport”, adattandolo alle misure richieste dai governi di ogni paese: “Quando arriveremo nella Repubblica Ceca, li contatteremo e adatteremo il nostro protocollo al loro. Non differisce eccessivamente. Raggiungeremo i paesi in un’alta fase di normalità, ma resteremo sempre molto vigili”.

La partenza del Gran Premio della Repubblica Ceca 2019 di MotoGP (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
La partenza del Gran Premio della Repubblica Ceca 2019 di MotoGP (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)