La decisione estrema di Alesi per aiutare il figlio. E i piloti insorgono

Non esattamente un asso del volante Giuliano Alesi avrebbe avuto bisogno dell’aiuto di papà Jean e adesso i colleghi protestano sui social.

Jean Alesi (Foto Mark Thompson/Getty Images)
Jean Alesi (Foto Mark Thompson/Getty Images)

Le scuole di pensiero sono due: o i figli vanno sempre e comunque sostenuti, oppure la prole deve imparare a camminare con le proprie gambe e se non in grado di perseguire un traguardo preventivato essere onesta abbastanza da scegliersi un percorso alternativo.

E’ evidente che Jean Alesi abbia deciso di sposare la prima. Ma cosa è successo? Secondo quanto dichiarato ai microfoni di Sky Sports F1 dallo stesso ex driver transalpino, pur di consentire al pargolo Giuliano, reduce tra l’altro da un mediocre 15° posto in F2 con la Trident di proseguire la carriera nella serie cadetta con il team HWA Racelab, avrebbe optato per vendere la sua F40.

“In famiglia facciamo le cose con passione e se dovessi scegliere tra l’avere quel modello in garage o vedere mio figlio correre, preferirei la seconda possibilità. E poi io sono troppo vecchio per guidarla”, ha asserito facendo quasi tenerezza.

Secondo il 55enne per disputare una stagione nel campionato anticamera della F1 occorrono tanti soldi e sponsor, oggi difficili da trovare, specialmente in tempi come questi in cui il Coronavirus ha tagliato le gambe a molti e conseguentemente anche le finanze.

“Spero che in mezzo al caos vengano date maggiori occasioni a questi giovani che non solo investono molto in termini di denaro, ma anche dal punto di vista personale”, ha poi concluso.

Apprese tali dichiarazioni Sophia Floersch, miracolata a Macao nel 2018, ha voluto replicare in maniera sentita e non esattamente solidale.

“Io non sono una figlia di e in casa neppure possediamo una Ferrari. 1,8 milione per un abitacolo in F2 e da membro della FDA non ha un patrocinatore? La ricerca dei talenti è un’altra cosa”,  il suo messaggio piccato via Facebook. In effetti ormai sembra solo che i raccomandati e i danarosi riescano a fare la scalata nell’automobilismo. Un degrado culturale che giustamente la tedesca vorrebbe veder cambiare.

Ferrari (Getty Images)
Ferrari (Getty Images)

Chiara Rainis