Chase Carey, amministratore delegato di Liberty Media, organizzatrice della Formula 1, spiega cosa accadrà ai GP nel caso di contagio da coronavirus

Esteban Ocon con la mascherina nel paddock del Gran Premio d'Australia 2020 di Formula 1 (Foto Clive Mason/Getty Images)
Esteban Ocon con la mascherina nel paddock del Gran Premio d’Australia 2020 di Formula 1 (Foto Clive Mason/Getty Images)

“The show must go on”, verrebbe da dire, prendendo a prestito un vecchio adagio del mondo dello spettacolo americano (e non solo) immortalato da una canzone dei Queen. E se è vero che la Formula 1 è uno dei più grandi spettacoli sportivi itineranti del mondo, allora più che mai è praticamente costretta ad andare avanti. Nonostante il coronavirus.

Nel marzo scorso fu la scoperta di un uomo della McLaren risultato positivo al Covid-19 a bloccare all’ultimo minuto il Gran Premio d’Australia e, conseguentemente, l’intera stagione del massimo campionato automobilistico. Ma ora la situazione è cambiata, il Mondiale a quattro ruote è pronto a partire il 5 luglio con il Gran Premio d’Austria, seguito da altre otto tappe europee in tre mesi. E non ha intenzione di fermarsi, nemmeno se ad essere contagiato fosse un pilota.

Cosa succede in caso di contagio in Formula 1

Lo ha messo in chiaro Chase Casey in persona, l’amministratore delegato di Liberty Media, organizzatrice della Formula 1, parlando al sito ufficiale del campionato. “Un individuo trovato positivo non porterà alla cancellazione di una gara”, ha messo in chiaro, sottolineando di aver appreso la lezione di Melbourne e predisposto dunque protocolli restrittivi di conseguenza.

“Incoraggiamo i team a mettere in atto procedure che permettano alle singole persone di essere messe in quarantena”, ha spiegato Carey. “Abbiamo la possibilità di isolarle in hotel e sostituirle. Se un pilota si infettasse, avremo piloti di riserva a disposizione. Su alcuni di questi aspetti dovremo ancora discutere e lavorare. Le possibili eventualità sono troppe per considerare ciascuna di esse, ma anche se una squadra non potesse correre, noi non cancelleremo la gara. Non andremmo avanti se non fossimo molto sicuri di avere le procedure, l’esperienza e la capacità necessarie per fornire un ambiente sicuro e gestire tutti gli eventuali problemi che si presentassero”.

Chase Carey detta la linea

La Formula 1 intende operare in una cosiddetta “biosfera” controllata agli eventi per assicurare la sicurezza e l’isolamento del personale dalla comunità locale. Le misure sottolineate e approvate da tutte e dieci le squadre, all’unanimità, prevedono anche lo svolgimento di tamponi ogni due giorni.

“Abbiamo coinvolto una serie di esperti esterni”, prosegue Carey. “Ci sono linee guida rigorose, probabilmente a questo punto di 80-90 pagine, che includono tutti, dai viaggi, agli hotel, alla pista, ai pasti, ai bagni, alle eventuali infezioni”. A questo punto lo spettacolo può ricominciare. Davvero.

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Chase Carey, amministratore delegato di Liberty Media (Foto Clive Mason/Getty Images)
Chase Carey, amministratore delegato di Liberty Media (Foto Clive Mason/Getty Images)