Il caso Ferrari fa scuola. Adesso la spia tra i team è lecita

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D’ora in avanti la spia tra scuderie di F1 sarà lecita e addirittura legalizzata da un organo federale di vigilanza.

(©Getty Images)

Probabilmente all’origine di questa decisione c’è il fattaccio che ha tenuto banco nei primi mesi del 2020, ovvero quello dell’accordo sottobanco  poi malamente pubblicizzato via comunicato tra la FIA e la Ferrari a proposito della presunta irregolarità del motore della SF90.

Dal campionato in avvio a luglio le squadre che hanno avvistato particolari al limite del regolamento su una vettura avversario potranno comunicarlo in forma anonima, alla cosiddetta Hotline Etica.

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In cosa consiste – I team del Circus potranno appellarsi a tale ente in caso ovviamente di violazione dei principi etici come la mala condotta finanziaria, corruzione e frode, o sportivi come la manipolazione di un evento, per capirci in stile Singapore 2008, o le infrazioni relative all’antidoping. Chi ha qualcosa da dire, insomma, potrà farlo senza problemi, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 in piena riservatezza. “Chiunque può usare la linea per sollevare preoccupazioni legittime, affidabili e documentate”, si legge sulla nota.

Al contrario, chi volesse usufruire di questo servizio per mettere in cattiva luce gli avversari verrà punito. “L’utilizzo della piattaforma fatto intenzionalmente, incautamente o per negligenza, al fine di fare una dichiarazione falsa o fuorviante, comporterà una segnalazione e possibili misure disciplinari, comprese le richieste di risarcimento civile o accuse penali”, puntualizza il documento.

Perché il caso Ferrari è stato fondamentale – A quanto pare l’indagine sulla power unit del Cavallino sarebbe stata portata condotta in maniera seria soltanto successivamente ad una soffiata. Un po’ come succede in altri lavori se qualcuno non fa denuncia formale l’organo garante non può intervenire.  Per Maranello, quindi sarebbe successo lo stesso. Ora, quindi, attraverso questo sportello gli sa qualcosa di illecito potrà parlare liberamente.

McLaren e Ferrari (Getty Images)

Chiara Rainis