Riccardo Patrese, uno dei piloti italiani più vincenti della storia della Formula 1, racconta i motivi per cui non fu mai ingaggiato dalla Ferrari

Riccardo Patrese (Foto Jan Hetfleisch/Getty Images)
Riccardo Patrese (Foto Jan Hetfleisch/Getty Images)

È stato uno dei migliori piloti italiani di Formula 1 in tutti i tempi, vincitore di sei Gran Premi, colonna della Williams pluri iridata a inizio anni ’90 e ultimo dei nostri connazionali capace di trionfare in patria, esattamente trent’anni fa, il 13 maggio 1990 a Imola. Eppure, per varie vicissitudini e traversie del destino, le strade di Riccardo Patrese non si incrociarono mai con quelle del marchio tricolore più prestigioso del mondo, la Ferrari.

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Non che la Rossa non si fosse mai interessata a lui o non lo avesse mai cercato, anzi: “Conobbi l’Ingegnere (Enzo Ferrari, ndr) nel 1978, firmai un contratto con loro che di fatto mi teneva bloccato sino al 1981, nel senso che in caso di chiamata, avrei dovuto passare a Maranello”, racconta oggi Patrese, dalla sua quarantena nei Colli Euganei, alla Gazzetta dello Sport. Ma quella fatidica chiamata non arrivò mai: “No, perché Marco Piccinini (allora direttore sportivo del Cavallino rampante, ndr) aveva un debole per Didier Pironi”. Solo nel 1991 da Maranello telefonarono a Patrese, ma quella volta fu lui a rifiutare: “Mi offrirono un volante, ma io preferii restare alla Williams che era la macchina del momento. Non mi sbagliai, perché nel 1992 con Mansell monopolizzammo il campionato”.

Il lungo matrimonio tra Riccardo Patrese e la Williams

E proprio la Williams è stata uno dei team che maggiormente hanno segnato la carriera agonistica del padovano: “Williams mi avrebbe voluto con sé già nel 1977: stava allestendo la scuderia però aveva a disposizione una sola macchina”, racconta. “A lui piacevamo io e Alan Jones, io non ho accettato perché non mi convinceva del tutto, ci andò Jones e fece bene perché due anni dopo diventò campione del mondo. Alla Williams ci arrivai solo dieci anni dopo. Ma Ecclestone è stato colui che più ha influenzato la mia carriera, mi avrebbe voluto in Brabham già alla fine del 1978, ma c’era l’accordo con la Ferrari e optò per Piquet. Poi, una volta libero da impegni con Maranello, ci andai nel 1982 e fu lui a indirizzarmi alla Williams quando cedette la scuderia. Insomma è stato il mio ‘tutor’, anche se poi trattare con lui i contratti era terribile”.

Proprio per via di questi lunghi trascorsi a Grove, vedere oggi la Williams ridotta a cenerentola e fanalino di coda della Formula 1 è fonte di grande sofferenza per Patrese: “Mi fa molto male ed è purtroppo frutto di scelte tecniche diciamo non brillanti. Il guaio è che Frank Williams non segue più direttamente la gestione del team e Patrick Head è stato messo da parte”.

Riccardo Patrese (Foto Mark Thompson/Getty Images)
Riccardo Patrese (Foto Mark Thompson/Getty Images)