Andrea Dovizioso racconta le sue sensazioni durante la pausa del Motomondiale e approfondisce alcune tematiche importante per un pilota al top in MotoGP.

Andrea Dovizioso
Andrea Dovizioso (Getty Images)

Andrea Dovizioso non sa ancora se nel 2021 correrà nel team ufficiale Ducati MotoGP. Il suo contratto va in scadenza a fine anno, come quello del compagno Danilo Petrucci, e serve un accordo per continuare insieme.

A Borgo Panigale non hanno tante opzioni, avendo già perso alcune scelte alle quali pensavano per il futuro. La conferma di Dovizioso appare una mossa scontata, dato che comunque è il pilota che negli scorsi tre anni è stato vice-campione del mondo e in certe gare ha anche battuto Marc Marquez.

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MotoGP: Dovizioso su pausa, sofferenza e istinto

Dovizioso ha concesso un’intervista al Corriere della Sera e ha spiegato come ha vissuto queste settimane senza MotoGP: «La moto mi è mancata tanto. Gli allenamenti, l’energia che usi in sella, l’adrenalina, il post-allenamento… Sono sensazioni molto forte. Sono abituato a vivere così e quindi è venuta a mancare una routine che ti sembra normale. È stata dura soprattutto a livello mentale, quando hai una passione così forte hai la fortuna di vivere bellissime sensazioni».

Il pilota Ducati ha proseguito nel raccontare le sue sensazioni durante questo lockdown provocato dall’emergenza Covid-19: «Sono una persona che cerca sempre la tranquillità, mi piace impostare quello che faccio, avere i miei spazi e i miei tempi. Nella vita in cui viviamo non è possibile, è tutto di corsa. Non si riesce a vivere tutto ciò che di bello hai ottenuto con le persone. Stare fermo in parte mi è piaciuto, ma alla lunga diventa pesante. Il troppo non va mai bene».

Dovizioso in un documentario ha spiegato che dietro ogni sportivo c’è più sofferenza di quella che il pubblico vede. È tornato sul concetto per spiegare la preparazione a una gara: «La fatica che uno fa per arrivare a questi livelli è altissima. Per arrivare qui ci sono tanti anni di gare e si vivono tante situazioni, più difficili che facili. Pochi vincono, pochi dominano. Tutti gli altri soffrono. La sconfitta è difficile da accettare a certi livelli. A noi la pressione serve per rendere, però in MotoGP ce n’è veramente molta. O vinci e tutto va bene oppure se non ce la fai diventa pesante. È difficile, vuoi spingere di più e ti prendi anche dei rischi perché ciò che fai non basta. E ciò comporta pure errori. Noi piloti ci confrontiamo con queste situazioni complicate da gestire e col tempo pesano».

Quanto istinto e quanto ragionamento c’è in lui quando è in mota? Ecco la risposta: «A questi livelli di istinto ne serve veramente tanto. Negli anni vengono date delle etichette e io vengo considerato uno con zero istinto. Questo perché è vero che sono molto razionale, però per restare tanti anni ad alti livelli e migliorare l’istinto ci vuole. Solo con ragionamento si è davvero limitati, non si riescono a fare certe cose per tanti anni a grandi livelli. La razionalità ti fa essere costante e prendere delle decisioni giuste, però se a questa età riesci addirittura a migliorare di istinto ce n’è tanto».

Il forlivese ha una grande passione per la motocross ed è parte importante della sua preparazione, come per altri colleghi: «Io credo tanto in questo tipo di allenamento. Noi non possiamo allenarci quanto vogliamo. Chi gioca il calcio si allena quasi ogni giorno a calcio. Noi non possiamo fare lo stesso. Ci sono i weekend di gara e quei 3-4 test durante l’anno. Non possiamo salire sulla MotoGP quando vogliamo ed è difficile essere pronti. Quindi tutto ciò che si può fare su una moto, seppur diversa, è positivo. Anche a livello fisico è importante».

Gli viene chiesto quale sia stata la sua vittoria più bella e replica così: «Negli ultimi tre anni ne ho vinte un po’ e hanno tutte un senso particolare. Sicuramente il Mugello 2017 è stata speciale, è la gara che vuoi vincere da italiano e con la Ducati. Ho fatto tanti GP belli combattendo con campioni, usando sia testa che istinto. Quelle che danno più adrenalina sono quelle vinte all’ultima curva. Però forse quella in cui sono stato più impeccabile è stata Misano 2018, sono stato perfetto. Non è facile fare gare simili in MotoGP».

Dovizioso ha spiegato come si è preparato alla ripresa del campionato MotoGP: «Mi sono allenato più duramente, perché ho avuto più tempo a disposizione. Ho sentito più piloti che hanno mollato un po’ sulla preparazione, io invece la penso all’opposto. Noi non facciamo una preparazione che ti sfinisce e che ti fa arrivare senza energie all’evento. Mi sono allenato di più su certi aspetti. Tutto quello non fatto in questi due mesi, devi recuperarlo più avanti. Ovviamente mi è mancato l’allenamento in moto».