GP solo in Europa e a porte chiuse: così sarà il calendario 2020 della F1

Il calendario 2020 della F1 potrebbe essere organizzato unicamente in Europa, senza trasferte oltreoceano, e con Gran Premi a porte chiuse, senza pubblico

La partenza del Gran Premio del Giappone 2019 di Formula 1 a Suzuka (Foto Mark Thompson/Getty Images)
La partenza del Gran Premio del Giappone 2019 di Formula 1 a Suzuka (Foto Mark Thompson/Getty Images)

Con l’ufficializzazione del rinvio anche del Gran Premio del Canada, originariamente previsto per il 14 giugno, ora passa al Gran Premio di Francia del Paul Ricard il testimone di potenziale gara inaugurale di questo tormentato campionato del mondo 2020 di Formula 1. Un testimone quantomai provvisorio.

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“Il calendario come lo conosciamo oggi, dopo tutti questi rinvii, dobbiamo dimenticarcelo”, ha sintetizzato efficacemente l’organizzatore della tappa canadese François Dumontier. “Credo anche che disputare tra le 15 e le 18 gare, come si propone di fare la Formula 1 (stando a quanto ha affermato l’amministratore delegato Chase Carey, ndr), siano una previsione ottimistica”.

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Stop alle trasferte oltreoceano

Per i regolamenti della Federazione internazionale dell’automobile, infatti, il numero minimo di corse necessario per garantirsi la titolazione di campionato del mondo è otto, ma secondo il responsabile sportivo della F1, Ross Brawn, quest’anno c’è la possibilità di arrivare addirittura a diciannove. “Ovviamente i viaggi per i team e per gli addetti ai lavori saranno un grosso problema”, ammette Brawn ai microfoni di Sky Sport Inghilterra. “Una volta arrivati sul posto il problema potrebbe essere contenuto. Un possibile punto di vista è quello che una partenza dall’Europa sarebbe probabilmente favorevole”.

Una proposta in tal senso è quella arrivata dal famoso telecronista olandese Olav Mol: “Ho inviato alla Formula 1 una email venerdì sera”, ha rivelato al podcast di Aan Tafel. “Sono d’accordo con Martin Brundle: credo che dovremmo partire da Silverstone. La maggior parte dei team hanno già sede nelle vicinanze, quindi in questo modo si limiterebbero gli spostamenti. Poi dovremmo pensare logisticamente al resto del calendario nello stesso modo: potremmo spostarci in Olanda, e poi concludere con Belgio, Francia, Spagna, Italia, Ungheria e Austria. In questo modo raggiungeremmo almeno il numero minimo di otto gare senza dover viaggiare in giro per il mondo, almeno in una prima fase”.

F1 senza pubblico

L’altra eventualità, ventilata sempre da Ross Brawn, è quella di Gran Premi non aperti al pubblico: “Potremmo organizzare eventi a porte chiuse”, spiega, “con un ambiente controllato, in cui i team arrivino con i charter, li scortassimo in circuito, ci assicurassimo di controllare e dare il via libera a tutti senza rischi. Una gara senza spettatori non sarebbe il massimo, ma comunque meglio di nessuna gara. Dobbiamo ricordarci che ci sono milioni di persone che seguono questo sport sedute a casa. Molte di loro sono in isolamento, e poter mantenere vivo lo sport e intrattenerli sarebbe un bel vantaggio in questo momento di crisi”.

Concorda anche Alex Wurz, ex pilota e presidente del sindacato Grand Prix Drivers’ Association: “I motori potrebbero essere uno dei primi sport a riaprire i battenti, perché possiamo disputare gare fantasma senza spettatori”, chiosa l’austriaco ai microfoni della tv Orf. “Tutti indossano già guanti e caschi, compresi i meccanici, e non si avvicinano mai troppo. Il personale potrebbe comunicare i propri movimenti come accade per i controlli antidoping e dimostrare i propri test negativi per il virus”. Corse tutte in Europa e a porte chiuse: sarà questa, dunque, la fisionomia del calendario 2020 della Formula 1?

Il responsabile sportivo della Formula 1, Ross Brawn (Foto Charles Coates/Getty Images)
Il responsabile sportivo della Formula 1, Ross Brawn (Foto Charles Coates/Getty Images)