“Con me in Australia si sarebbe corso”. Nuove polemiche animano la F1

0
105

Fa discutere il parere di un ex pilota di F1 secondo cui il GP dell’Australia avrebbe dovuto svolgersi regolarmente malgrado l’emergenza Coronavirus.

La bandiera della Formula 1 (Foto Clive Mason/Getty Images)
La bandiera della Formula 1 (Foto Clive Mason/Getty Images)

E’ incredibile come nonostante non ci sia stato neppure un briciolo d’azione abbia impazzato ugualmente la polemica in quel dell’Albert Park. Mettere d’accordo tante teste è sempre difficile e la decisione, per alcuni tardiva di Liberty Media, di cancellare la corsa inaugurale del mondiale 2020 arrivata, a quanto pare dopo una chiamata dai vertici supremi della Mercedes, se da un lato ha fatto prevalere il buonsenso, dall’altra ha scontentato parecchia gente. Tifosi in primis, ma non solo.

Secondo l’ex driver e vincitore di 12 GP in carriera Alan Jones, presente in circuito nelle vesti di commentatore per l’emittente locale Channel 10, il fine settimana agli Antipodi non avrebbe mai dovuto essere stoppato malgrado gli allarmi per la diffusione del COVI-19.

-> Per restare aggiornato sulle ultime notizie di F1, MotoGP e Superbike CLICCA QUI

“Dal mio punto di vista e se avessi dovuto decidere io l’evento sarebbe continuato”,  il suo commento al quotidiano Guardian. Per il 73enne se la McLaren avesse tenuto la bocca chiusa e taciuto del caso di positività all’interno del suo team, tutto avrebbe potuto proseguire normalmente, ma dato che da Woking hanno parlato non si potevano certo fare orecchie da marcante.

Fino a venerdì prima mattina, infatti, tutto sembrava potersi svolgere come al solito. Invece il comunicato ufficiale rilasciato dalla squadra britannica, oltre alle voci che riguardavano altri due presunti contagi in Haas, hanno rovinato la festa di addetti ai lavori e tifosi già belli e pronti con il loro biglietto d’ingresso in mano.

“E’ stata una gran botta per lo sport australiano. C’era gente arrivata dall’Inghilterra. Immaginate che brutto che deve essere stato”, ha sottolineato.

In effetti quello che si imputa al CEO Chase Carey è di non essere intervenuto tempestivamente e di non aver bloccato per tempo le partenze (poi inutili) di personale e sostenitori pur consapevole di quanto stava accadendo nel Vecchio Continente.

Il team Red Bull lascia il paddock del Gran Premio d'Australia di Formula 1 a Melbourne (Foto William West/Afp/Getty Images)
Il team Red Bull lascia il paddock del Gran Premio d’Australia di Formula 1 a Melbourne (Foto William West/Afp/Getty Images)

Chiara Rainis