Una telefonata tra il presidente della Ferrari, John Elkann, e quello della Mercedes, Ola Kallenius, avrebbe rinsaldato la collaborazione tra i due team

Il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, con quello della Mercedes, Toto Wolff (Foto Andrej Isakovic/Afp/Getty Images)
Il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, con quello della Mercedes, Toto Wolff (Foto Andrej Isakovic/Afp/Getty Images)

I sette ribelli sono rimasti in sei. Dal fronte di scuderie che hanno denunciato lo scandalo Ferrari (Red Bull, AlphaTauri, McLaren, Renault, Racing Point e Williams) si stacca infatti proprio il team più importante di tutti: la Mercedes. Proprio quello che, fino a questo momento, si era sostanzialmente assunto il ruolo di portavoce della protesta sulla presunta irregolarità dei motori 2019 di Maranello.

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La notizia giunge dal sito specializzato tedesco F1 Insider, che spiega come a sbloccare la situazione sia stato il presidente della Rossa, John Elkann, che ha raggiunto con una telefonata il suo omologo del gruppo Daimler, Ola Kallenius. In questo colloquio i due avrebbero raggiunto l’armistizio, rinsaldando quella collaborazione che era nata ai tempi dei loro predecessori Sergio Marchionne e di Dieter Zetsche.

Ferrari e Mercedes si ritrovano

Il numero uno della Stella a tre punte sarebbe poi dunque intervenuto su Toto Wolff e lo avrebbe convinto a deporre le armi, nonostante il team principal avesse il dente avvelenato con la Ferrari per via del veto che aveva messo al suo approdo sulla poltrona di amministratore delegato della Formula 1.

Evidentemente, però, le potenziali ricadute negative di questa guerra sull’immagine dei due marchi e del campionato in generale hanno prevalso sui risentimenti di ordine personale. E da questa considerazione sarebbe nata la clamorosa retromarcia della Mercedes, che potrebbe portare con sé anche i suoi due team clienti Racing Point e Williams e lasciare sostanzialmente da sola la Red Bull ad attaccare il Cavallino rampante.

La risposta della Fia e di Jean Todt

Si sfalda dunque la fronda che fino a ieri si opponeva con forza al controverso accordo riservato raggiunto tra Ferrari e Fia, che aveva messo fine all’inchiesta sui propulsori. Nei giorni scorsi, del resto, anche il presidente della Federazione Jean Todt era passato al contrattacco, inviando una lettera alle sette squadre in cui definiva “diffamatorie” le accuse nei suoi confronti.

Nella missiva (ampi stralci della quale sono stati pubblicati oggi dalla Gazzetta dello Sport) Todt respingeva al mittente la ricostruzione dei team, smentendo di averle dissuase “dal presentare una protesta ufficiale” e anzi, davanti a testimoni, di averle incoraggiate “a depositare un reclamo”. Quanto alle indagini, “hanno richiesto molto tempo. Nessuna squadra è stata controllata nel 2019 quanto la Ferrari. L’inchiesta ha portato al sospetto che la scuderia di Maranello non avesse operato sempre nei limiti del regolamento”.

Per questo motivo Todt ha scelto di non portare la Scuderia a giudizio davanti al tribunale internazionale ma di optare per l’accordo riservato, evitando “conseguenze negative sul campionato e sugli azionisti”. Quanto al contenuto del patto, la Fia “ovviamente sarebbe lieta” di divulgarlo, ma non può, a meno che non arrivi il consenso della Ferrari. Molto improbabile, a questo punto.

Il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, con quello della Mercedes, Toto Wolff (Foto Clive Mason/Getty Images)
Il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, con quello della Mercedes, Toto Wolff (Foto Clive Mason/Getty Images)