Il presidente della Fia, Jean Todt, ribatte così alle accuse dei sette team avversari della Ferrari, sostenendo di aver agito nell’interesse della Formula 1

Il presidente della Fia, Jean Todt (Foto Micke Fransson/Tt News Agency/Afp/Getty Images)
Il presidente della Fia, Jean Todt (Foto Micke Fransson/Tt News Agency/Afp/Getty Images)

La risposta di Jean Todt alle fatidiche trenta domande rivoltegli dai sette team dissidenti sarebbe arrivata entro la scadenza dell’ultimatum fissata per ieri. Dura e decisa, ma riservata anch’essa, come del resto lo era la lettera inviata da Mercedes, Red Bull, McLaren, Renault, Alpha Tauri, Racing Point e Williams.

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Ma il suo contenuto è trapelato comunque, attraverso il sito specializzato F1 Insider, ed è facile da riassumere: l’accordo stretto con la Ferrari, a chiusura dell’inchiesta sulla presunta irregolarità dei suoi motori, è segreto e tale resterà. Punto.

Mercedes, Red Bull & Co vogliono chiarimenti

Naturalmente una risposta del genere non può soddisfare le squadre avversarie di Maranello, che continuano ad essere convinte della colpevolezza del Cavallino rampante, e pretendono dunque la squalifica e la ripartizione dei premi economici che si è aggiudicata a tutte le altre squadre.

“Non siamo contro la Ferrari”, ha messo in chiaro il boss della Renault, Cyril Abiteboul, ai microfoni della tv francese Canal Plus. “Vogliamo comprendere pienamente le sfumature di funzionamento del nostro sport. Vogliamo capire esattamente questa vicenda dal punto di vista tecnico, per assicurarci di non ripetere lo stesso comportamento. Vogliamo conoscere il contenuto dell’accordo e la regola che lo ha permesso, i suoi termini e le sue condizioni”.

Todt è in conflitto d’interessi?

Già, perché più che l’eventuale furbata della Ferrari, a disturbare i rivali è soprattutto il modo in cui la Federazione presieduta da Jean Todt ha gestito tutta questa vicenda. All’ultimo Gran Premio della stagione 2019, ad Abu Dhabi, Todt avrebbe incontrato tutte le squadre e le avrebbe convinte a non presentare un ricorso formale, che avrebbe portato ad un vero e proprio processo sportivo, promettendo in cambio un’indagine approfondita.

Invece l’inchiesta in questione si è chiusa con questo sostanziale “nulla di fatto”, e nel frattempo sono scaduti i termini per presentare reclamo da parte degli altri team. Inevitabile che gli avversari vedano questo trattamento come un regalo fatto alla Rossa, da parte dell’uomo che fu storico team principal della Scuderia e che è padre dell’attuale manager di Charles Leclerc.

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Botta e risposta tra Fia e Liberty Media

Ma Todt, nella sua lettera di risposta, si difende anche dai sospetti di conflitto d’interesse: “Il presidente ha informato e si è consultato con diversi altri dirigenti Fia, ma anche con l’amministratore delegato della Formula 1 (Chase Carey, ndr) con l’obiettivo di trovare il consenso sul modo migliore di gestire il caso”, si legge. Sottintendendo che un processo vero e proprio avrebbe creato un notevole danno d’immagine a tutto il campionato.

Ma Carey ha a sua volta indirizzato una breve lettera a tutti i team, di fatto smentendo Todt, poiché afferma che la sua Liberty Media “non ha giocato alcuna parte” in questo accordo. Dove sta la verità? Mercedes, Red Bull & Co sembrano intenzionate a scoprirlo fino in fondo. Anche a costo di perseguire le vie legali.

Jean Todt, presidente della Federazione internazionale dell'automobile, con l'amministratore delegato della F1, Chase Carey (Foto Charles Coates/Getty Images)
Jean Todt, presidente della Federazione internazionale dell’automobile, con l’amministratore delegato della F1, Chase Carey (Foto Charles Coates/Getty Images)