Ferrari sotto assedio. Mercedes: “È un casino”, Red Bull: “Uno scandalo”

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Scoppia la rivolta dei team avversari della Ferrari contro il patto segreto della Rossa con la Federazione. Pronte a partire le cause legali

I boss della Mercedes, Toto Wolff, e Red Bull, Helmut Marko e Christian Horner (Foto Mark Thompson/Getty Images)
I boss della Mercedes, Toto Wolff, e Red Bull, Helmut Marko e Christian Horner (Foto Mark Thompson/Getty Images)

La Ferrari e la Fia, almeno per ora, sono le uniche a non parlare, trincerandosi dietro ad un “no comment”. Ma gli avversari, quelli che da ieri hanno messo sotto attacco la Rossa e la Federazione, di parole ne usano invece parecchie, e anche molto dure.

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L’assedio è iniziato con un comunicato stampa congiunto, diramato all’unisono da tutte le squadre non motorizzate Ferrari (ovvero sette su dieci), che esprimeva con chiarezza la loro rabbia nei confronti dell’accordo riservato che ha chiuso l’indagine federale sui motori di Maranello.

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Le proteste dei rivali della Ferrari

Il patto FerrariFia, infatti, non contempla sanzioni, ma nemmeno trasparenza. E lascia senza risposta fin troppe domande: i motori della SF90 sono sempre stati legali? E, se sì, perché non rendere noti i risultati dell’inchiesta? Forse, malignano i rivali, il motivo è che si vuole nascondere delle verità scomode: che i sospetti sulla presunta irregolarità della gestione del flusso di benzina erano fondati, ma che la Federazione non è riuscita a trovare le prove, e quindi è stata costretta a chiudere la questione con un nulla di fatto.

Un esito, chiaramente, che non può soddisfare le altre scuderie: “Se un atleta risulta positivo al doping, non può fare un accordo con l’agenzia antidoping”, tuona un anonimo team principal ai microfoni della rivista specializzata tedesca Auto Motor und Sport. Alcuni giornalisti stranieri ipotizzano già che possa esplodere uno degli scandali più grandi nella storia della Formula 1.

Questione di soldi

Al centro del quale, è chiaro, non ci sono tanto i risultati sportivi, ma gli introiti economici: se venisse accertato che la Ferrari ha barato, andrebbe squalificata dalla classifica del Mondiale costruttori 2019, e tutti gli altri team (eccetto la vincitrice Mercedes) si spartirebbero i suoi premi in denaro.

“Tra il secondo e il terzo posto ballano decine di milioni”, protesta il plenipotenziario della Red Bull, Helmut Marko. “E non solo nella distribuzione dei premi, ma anche nei nostri contratti di sponsorizzazione. Se avessero davvero imbrogliato, non basterebbero dieci o venti milioni per punirli”.

Invece, l’unica punizione ufficiale, si fa per dire, è stata la collaborazione concordata tra la Ferrari e la Fia per agevolare un più stretto controllo di tutti i motori nel prossimo futuro. “Servizi sociali”, li ha ribattezzati sempre un team boss. Ironicamente, per la Scuderia potrebbe anche essere un vantaggio: “Se la Ferrari ora farà ricerche per la Fia, accumulerà più esperienza rispetto agli altri”, lamenta ancora Marko.

Rivolta contro il patto segreto

Il livello di tensione nel paddock è talmente alto che, dalle semplici parole di disappunto, si passerà ora ai fatti: le squadre rivali della Ferrari, tutte unite, hanno infatti minacciato di aprire un’azione legale. “Stavolta ci siamo accodati alla campagna iniziata dalla Mercedes”, ha aggiunto Marko alla Auto Bild. “Ma nel futuro considereremo le nostre opzioni e faremo valere i nostri diritti a modo nostro. Il comportamento della Fia è un vero scandalo. Avremmo dovuto chiedere a Christian Horner (il team principal della Red Bull, ndr) di fare causa per 24 milioni di dollari in premi”.

Chiosa il team principal della Mercedes, Toto Wolff, al quotidiano Der Spiegel: “Tutta questa vicenda è un gran casino. Quello che ha fatto la Ferrari non andava bene, ma il modo in cui l’ha gestito la Fia è ancora peggio”.

La Ferrari ai test F1 di Barcellona (Foto Rudy Carezzevoli/Getty Images)
La Ferrari ai test F1 di Barcellona (Foto Rudy Carezzevoli/Getty Images)