MotoGP, allerta coronavirus: il Qatar potrebbe cambiare le disposizioni

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L’allerta coronavirus potrebbe riservare sorprese agli addetti ai lavori del paddock in occasione del primo Gran Premio 2020 in programma dal 6 all’8 marzo.

Circuito di Losail (getty images)

Il coronavirus sta preoccupando non poco il paddock della MotoGP. Doha non è ancora stata lambita dal virus, ma sarà il primo Paese in calendario del Motomondiale. Il presidente dell’IRTA Poncharal sottolinea la massima allerta, perché la diffusione del virus Covid19 potrebbe causare problemi ai membri delle squadre quando arriveranno nel week-end di gara.

Il Ministero della Salute del Qatar ha inviato nuove direttive alla Dorna e all’associazione del team IRTA all’inizio di questa mattina. Il governo di Doha ha ora deciso che la Corea del Sud, l’Iran e la Cina sono tra i “paesi rossi”, il che significa che tutti i passeggeri che arrivano a Doha da questi paesi vengono esaminati dal punto di vista medico immediatamente dopo il loro arrivo e quindi messi in quarantena per due settimane. I risultati sono di solito disponibili dopo tre giorni, ma nel caso di passeggeri che sono risultati positivi, possono essere necessari 14 giorni prima che i sintomi della malattia si manifestino. I viaggiatori di GP che sono stati di recente in uno di questi tre paesi non potranno quindi vivere il Grand Prix dal vivo, ma in quarantena.

Paesi di provenienza a rischio

Il Qatar ha annunciato oggi altri otto paesi con un potenziale di rischio aumentato: Italia, Malesia, Thailandia, Taiwan, Hong Kong, Singapore, Macao e Giappone. Tutti i passeggeri provenienti da queste destinazioni sono immediatamente sottoposti a un test del termometro all’arrivo all’aeroporto internazionale di Hamad a Doha. Viene misurata la temperatura corporea e se qualcuno non rientra nell’intervallo normale, il paziente viene immediatamente trasportato all’ospedale di Hamad, dove viene eseguito un esame del sangue. La quarantena avrà quindi effetto per un periodo di incubazione da 14 a 28 giorni.

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“Quindi bisogna arrivare a Doha senza febbre, altrimenti si viene immediatamente messi in quarantena per 14-28 giorni”, ha dichiarato il presidente dell’IRTA e il proprietario del team Red Bull Tech3-KTM Hervé Poncharal a Speedweek.com. “I controlli più severi sono disposti solo per i voli dal Giappone, non per i passeggeri con passaporto giapponese”. Un modo strano per tentare di prevenire la diffusione del coronavirus. “Ma le misure restrittive intorno al paddock del Qatar potrebbero inasprirsi nei prossimi giorni. La situazione potrebbe cambiare da un giorno all’altro. Quindi dobbiamo stare attenti”.

Circuito di Losail (getty images)