Si allungano i tempi per il giudizio definitivo del processo sul presunto doping di Andrea Iannone: sempre più probabile la sua assenza al GP del Qatar

Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Sono trascorsi due mesi da quel 17 dicembre 2020 quando, per la prima volta, Andrea Iannone e il resto del mondo del motociclismo vennero a scoprire la positività del Maniaco ai controlli antidoping effettuati a margine dell’ultimo Gran Premio di Malesia a Sepang. Altri venti giorni mancano alla prima gara del campionato 2021 di MotoGP e, ad ogni ora che passa, le possibilità di rivederlo al via della corsa inaugurale in Qatar si riducono sempre di più.

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Che questa brutta vicenda si concluda con un’assoluzione o con una condanna, ad oggi non è ancora dato saperlo: ma quel che sembra ormai certo è che i tempi della sentenza non saranno così brevi come si auguravano in un primo momento il pilota di Vasto e la sua squadra, la Aprilia. Ma anche come auspicava l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero federale Jan Stovicek, che puntando tutto su una condanna lampo (la sua richiesta era stata del massimo della pena, ben quattro anni di squalifica) inizialmente aveva addirittura rinunciato a presentare perizie di parte.

La tesi del pm contro Iannone

Perizie che invece ha presentato la difesa di Iannone: per la precisione, un esame del capello che aveva dimostrato l’assenza di drostanolone nel fisico del pilota negli ultimi mesi. Stovicek aveva inizialmente tentato di non far nemmeno accogliere questa prova: “Basta andare su Internet”, aveva scritto, stando a quanto riferisce il Corriere della Sera, “per scoprire che il drostanolone è usato per scolpire il corpo. Il signor Iannone posta costantemente sui social media il suo corpo scolpito. Riteniamo si sia iniettato la sostanza due-tre settimane prima del test antidoping dello scorso novembre in Malesia”.

Quando la Corte federale ha deciso di accettare l’esame del capello, poi, il pm ha chiesto più tempo per presentare le sue controdeduzioni: dai cinque giorni originariamente previsti si è passati a un periodo ben più lungo che, in teoria, si dovrebbe concludere alla mezzanotte di oggi. A quel punto anche il collegio difensivo di Andrea, coordinato dall’avvocato Antonio De Rensis, avrà altri cinque giorni di tempo per rispondere. La linea scelta dai legali è quella di sostenere la contaminazione alimentare, ovvero che Iannone abbia ingerito involontariamente carne gonfiata agli ormoni mentre si trovava in Asia.

Un’ipotesi a cui la procura ha ribattuto: “Iannone in Malesia ha mangiato sempre al Sama Sama Hotel con gli altri piloti. Perché solo lui, su undici controllati, è risultato positivo a una sostanza che non si usa in allenamento?”. L’ultima parola, come è ovvio, spetterà poi ai giudici, e dopo il loro verdetto Iannone avrà ancora il diritto di ricorrere al Tribunale arbitrale sportivo di Losanna. Tutti passaggi giudiziari che rischiano di allungare i tempi del giudizio definitivo, ben oltre l’8 marzo che segnerà il primo semaforo verde del Motomondiale 2020.

Processo in stallo, tempi lunghissimi

C’è un precedente che la dice lunga, in tal senso: nel 2015 Valentino Rossi presentò inizialmente appello contro la famigerata penalità che lo costrinse a partire dal fondo della griglia al Gran Premio finale e decisivo di Valencia, ma poi rinunciò proprio perché avrebbe ricevuto una sentenza solo dopo parecchi mesi dalla conclusione effettiva del campionato. Insomma, il procedimento potrebbe protrarsi ancora per un tempo lunghissimo e difficile da prevedere.

Infine c’è un ultimo aspetto che ha provocato non poche polemiche: il presunto conflitto d’interessi dell’accusatore Stovicek, che è anche presidente della Federazione europea e avvocato che gestisce gli interessi di alcuni piloti, ma anche dei giudici stessi, che sono scelti dal consiglio di amministrazione della Federazione motociclistica internazionale. Una prassi che ha sollevato una richiesta di modifica da parte dell’agenzia antidoping internazionale Wada, che ha chiesto alla Fim un tribunale esperto e indipendente. E i sospetti fioccano.

Andrea Iannone (Getty Images)
Andrea Iannone (Getty Images)