In questi mesi riceviamo tutti numerose (e spesso fastidiose) telefonate e comunicazioni di vario tipo che ci invitano a passare il prima possibile al mercato libero. Come cambieranno le nostre bollette?

Cosa succede se non si passa al mercato libero di luce e gas?
Pompa di gas (foto Pixabay)

Un primo dato importante da precisare fin da subito: la fine dei servizi di tutela nel mercato dell’energia è slittata, a causa dell’ultimo Milleproroghe, al 1° gennaio 2022.

D’altra parte, recentemente, l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera) ha segnalato l’esistenza ancora di molti nodi da sciogliere prima di quella data.

Ma la precisazione più importante riguarda il tema in sè: cosa significa passare al mercato libero? Per capirlo occorre capire prima cosa sia la tutela (e sotto “tutela” ci sono ben 18 milioni nell’elettrico tra famiglie e piccole imprese e 9,6 milioni nel gas tra domestici e condomini uso domestico).

Di contro il libero mercato lo è.

Ma cosa succede se non si sceglie un’azienda del libero mercato?

Se è vero che già oggi si può decidere di passare al mercato libero scegliendo l’offerta che ci sembra più favorevole, è pure vero che il passaggio dovrà essere effettuato entro la scadenza fissata dalla legge.

Non ci sono quindi, come alcuni operatori di call center hanno sostenuto, penalizzazioni ointerruzioni di fornitura qualora la scelta non venga effettuata.

Sarà comunque garantita la fornitura e soltanto una volta effettuata la scelta sarà l’operatore del mercato dell’energia a inoltrare la richiesta di chiusura del vecchio contratto al fornitore precedente.

Scatterà cioè un servizio di salvaguardia. La stessa Autorità (Arera), non ha ancora spiegato chiaramente cosa accadrà e anzi ha recentemente segnalato varie problematiche ancora connesse al cambiamento legislativo.

Un punto certo riguarda però il servizio di salvaguardia per coloro che non avranno un fornitore all’indomani della fine delle tutele di prezzo.
Cosa succede se non si passa al mercato libero di luce e gas?
Lampadina (foto Pixabay)