La super perizia disposta dalla Procura ha condotto all’archiviazione delle indagini per omicidio colposo nei confronti di Paolo Manente in merito alla morte della moglie Adriana Bertolo, deceduta in un incidente stradale nel 2018.

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È stata archiviata l’indagine per omicidio colposo in relazione alla morte della moglie nei confronti di Paolo Manente, l’ex primario che aveva perso la coniuge in un terribile incidente stradale. L’ipotesi che l’uomo avesse disattivato il freno automatico dell’auto nella quale si trovava la moglie, poi schiantatasi contro un muretto, è stata smentita dalla super perizia disposta dalla Procura, dalla quale è emerso che la tragedia è stata provocata da un guasto all’impianto elettrico.

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Paolo Manente, archiviata l’indagine per omicidio colposo ai danni della moglie: “Voglio giustizia, non mi resta altro”

La super perizia disposta dal sostituto procuratore in merito alla morte di Adriana Bertolo ha scagionato il marito, Paolo Manente, ex primario di Oncologia all’ospedale di Castelfranco (Treviso). A carico del 72enne era stato ipotizzato il reato di omicidio colposo in relazione alla morte della moglie, Adriana Bertolo, deceduta in seguito ad un terribile incidente nel settembre 2018 a Col San Martino. Secondo una prima ricostruzione, riportata dalla redazione de Il Gazzettino, l’ex primario era sceso dall’auto in un tratto di pendenza per chiedere informazioni ad un passante, mentre Adriana era rimasta seduta sul sedile passeggero. Improvvisamente il veicolo, una Range Rover Discovery, ha iniziato a muoversi riprendendo la sua marcia e terminando la sua corsa contro un muretto in cemento. La donna di 72 anni, secondo quanto riporta Il Gazzettino, è riuscita a mantenere in carreggiata l’auto, ma non è riuscita ad arrestarla perdendo la vita nel tragico impatto. In seguito alla tragedia erano state avviate le indagini e tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’era quella secondo la quale Manente non avesse innestato il freno a mano, ma l’auto è equipaggiata con un freno automatico che si attiva allo spegnimento anche se il veicolo è posizionato in discesa. Questa funzione può essere disattivata dal conducente solo schiacciando un tasto. Secondo la perizia disposta dagli inquirenti, riporta Il Gazzettino, l’ex primario non avrebbe mai pigiato quel tasto disattivando il freno, facendo emergere che quanto accaduto è stato frutto di un malfunzionamento dell’impianto elettrico. I risultati degli accertamenti hanno, dunque, scagionato Manente che ha dichiarato: “Adesso – riporta Il Gazzettinosono preparato a dar fondo a tutti i miei risparmi per dare giustizia alla mia Adriana. E anche a me, che sono stato sbattuto sulle pagine di cronaca come quello che si era dimenticato di far scattare il freno a mano. Ma anche un bambino appassionato di macchine sa che sulla Discovery è tutto automatico. Voglio giustizia, non mi resta altro“.  L’ex primario ha poi aggiunto: “È stato insinuato che io mi fossi dimenticato di azionare il freno; attribuirmi una sbadataggine così grossolanamente sciocca è stato offensivo nei confronti del dramma che ho vissuto e ha aggiunto dolore al dolore. Gli amici e i conoscenti – riporta Il Gazzettinomi chiedono come va e io a tutti spiego che il dolore è più forte adesso di quanto lo sia stato subito dopo quell’assurdo incidente. Ogni giorno alla mattina mi sveglio e cerco di trovare da qualche parte una buona ragione per arrivare alla sera. E quando vado a dormire la mia unica consolazione è che c’è un giorno in meno davanti a me, un giorno in meno per soffrire“.  Infine l’ex primario racconta commosso: “Alla fine la perizia del pubblico ministero – riporta Il Gazzettinonon ha fatto altro che confermare le conclusioni a cui era giunta quella di parte. É successo qualche cosa all’impianto elettrico, un malfunzionamento che ha fatto scattare il freno e ripartire la macchina. Dare giustizia ad Adriana sarà un po’ rendere giustizia anche al mio nome: io non sono il marito che si è dimenticato il freno a mano e ha fatto morire la moglie. Quel freno a mano non si poteva dimenticare, era tutto automatico“. L’uomo ha anche chiesto all’avvocato che lo assiste di valutare la possibilità di intentare una causa contro la casa produttrice del veicolo.

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