Un noto virologo e docente universitario parla dei rischi che il mondo correrebbe a causa del Coronavirus. Il quadro dipinto è da apocalisse.

Coronavirus
Coronavirus un esperto fornisce un eventuale quadro drammatico FOTO tuttomotoriweb

Il Coronavirus sta creando grandi preoccupazioni in Cina, dove si registrano quasi il 100% di casi sia di contagi che di decessi. Ci sono nello specifico 45188 infetti, dei quali 44670 per l’appunto in Cina e nella regione dell’Hubei, dove sorge la città di Wuhan, il centro d’origine dell’epidemia. I morti direttamente ascrivibili alla patologia ammontano a 1115, dei quali 1068 deceduti sempre in Cina. Un esperto però usa toni preoccupanti. Si tratta del professor Gabriel Leung, che insegna all’Università di Hong Kong nel campo della virologia e rende noto che “c’è il rischio che il 60% della popolazione mondiale venga infettata”. Il virus nCov 2019 – questo il nome scientifico ufficialmente fornito al batterio – è oggetto di discussione di una intervista che il professor Leung ha concesso al quotidiano britannico ‘The Guardian’. Lui si mise in luce durante l’epidemia di SARS tra il 2002 ed il 2003.

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Coronavirus, la stima pessimistica dell’esperto: “Ma stanno lottando”

Ed ora teme che molti casi di Coronavirus non siano stati segnalati. Serve una strategia precisa per arginare la pandemia e contenerla. “Ogni persona che contrae il virus può contagiarne a sua volta tra le due e le tre”, dice Leung. È bene comunque precisare che il tasso di mortalità della malattia appare comunque relativamente basso. Poi ci sono alcuni Paesi che non hanno abolito le comunicazioni dirette con la Cina. E che inspiegabilmente non presentano nessun caso di persone contagiate. Ad ogni modo poi Leung corregge il tiro. “La mia è solo la peggiore possibile delle stime. Può anche darsi che il virus alla fine attenuerà la propria letalità o che verrà contenuto. In tutti i Paesi in cui ci sono stati degli episodi di malattia, i governi e gli enti sanitari locali hanno cominciato ad intraprendere delle iniziative di contrasto alla stessa. Bisogna continuare così”. È dell’11 febbraio 2020 la notizia per la quale alcuni esperti hanno cominciato a mettere a punto un possibile vaccino. Ma occorreranno tra i 12 ed i 18 mesi per ultimare i lavori in tal senso.

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