violenza domestica stuprata
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Accade a Napoli dove un’impiegata malata di epilessia è costretta da due anni a subire mobbing e insulti in ufficio, poi la denuncia

Questa non è pazza, è scema»: è una delle tante frasi che le orecchie di Roberta (il nome è di fantasia), 40 anni, sono state costrette a sentire ogni volta che andava a lavoro. In un’altra stanza o in quella dove, fino a poco tempo fa, la donna ha subito le offese, gli sfottò e le angherie dei colleghi. «Anche donne», precisa mentre è seduta tra il pubblico al convegno. «E sa perché? Perché sono epilettica». Il calvario di Roberta è cominciato due anni fa, quando ha confidato al datore di lavoro di essere affetta da questa patologia. «Mi occupavo di contabilità – racconta – e fino ad allora il mio team era formato da due o tre collaboratrici, da cui ho sempre avuto massimo sostegno e disponibilità». Tutto cambia nel momento in cui il titolare comunica ai dipendenti che avrebbero dovuto recarsi a lavoro, a turno, anche il sabato mattina. «Pensando che per la mia salute sarebbe stato un ulteriore stress, decisi di rivelare al mio capo la malattia di cui soffrivo. Allora è iniziato il mio incubo. Ho subito mobbing a tutti gli effetti. Sia dai proprietari dell’azienda che dai colleghi». Ma le umiliazioni e le vessazioni per Roberta non erano finite. Fino allo scorso dicembre, quando la donna è stata trasferita dalla stanza d’ufficio a un capannone privo di ogni comfort: «Un luogo sempre aperto, senza condizionatori, nel quale era impossibile lavorare e dalla mia scrivania ho dovuto arrangiarmi su una sedia fatiscente. Un incubo che purtroppo vivo tuttora».

Mobbing e insulti all’ammalata, parla l’esperta

«Ma ci può ammalare a tutte le età – dichiara Leonilda Bilo, che è anche coordinatore Lice per Campania e Molise – ed è sempre più difficile sdoganare i pregiudizi sulla malattia. Questo incontro è mirato a sensibilizzare le persone su una patologia che fa paura, perché è sconosciuta. Importante parlarne perché si è ancora discriminati rispetto ai secoli passati e grava molto il peso dello stigma sociale. Cioè il soggetto con epilessia è spesso vittima di pregiudizio e di prevaricazione in vari ambiti. Chi è in preda a una crisi viene considerato ancora oggi come una persona impossessata dal demonio. A tutt’oggi il 70% dei pazienti è ben curato con farmaci validi ed efficaci, ma c’è ancora tanto da fare, soprattutto per quelle forme di epilessia farmaco-resistenti di cui soffre il 30% dei pazienti. Ma non tutti possono contare sull’aiuto di una persona cara e l’assistenza socio-sanitaria sul territorio è ancora molto carente – sottolinea la Bilo – Aiutare davvero i malati epilettici significa finanziare e stimolare la ricerca, organizzare meglio i centri specializzati su tutto il territorio nazionale, scoprire nuove strategie di cura e permettere equamente l’accesso alle terapie più innovative».

Violenza sessuale
(foto dal web)

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