Omicidio Marco Vannini, la madre: “Appena ho saputo ho lanciato un urlo di dolore”

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La madre di Marco Vannini, Marina Conte, ha commentato ai microfoni di Quarto Grado la sentenza della Cassazione che ha stabilito un nuovo processo d’appello.

Marco Vannini
Marco Vannini (foto dal web)

La Corte di Cassazione nella giornata di venerdì, accogliendo la richiesta della Procura generale, ha stabilito che dovrà svolgersi un processo d’appello bis per la morte di Marco Vannini, il giovane ragazzo deceduto in ospedale in seguito ad un colpo d’arma da fuoco esploso in casa della fidanzata nel maggio 2015. Torneranno, dunque, in aula i componenti della famiglia Ciontoli, Antonio, i due figli Martina e Federico, e la moglie Maria Pezzillo che dovranno affrontare un nuovo processo di secondo grado.

Omicidio Marco Vannini, la madre a Quarto Grado: “Ero un po’ preoccupata, avevo paura perché avevo avuto due delusioni

Dovrà svolgersi un nuovo processo d’appello per la morte di Marco Vannini. Questo è quanto stabilito dalla prima sezione della Corte penale della Cassazione nella giornata di venerdì 7 febbraio che ha accolto la richiesta della Procura generale, la quale aveva chiesto di annullare le condanne arrivate in secondo grado. Nel processo d’appello, lo scorso gennaio, erano stati condannati per omicidio colposo a 5 anni Antonio Ciontoli ed a 3 i due figli Martina e Federico e la moglie Maria Pezzillo. La decisione degli ermellini è stata commentata dalla madre di Marco, Marina Conte, intervenuta alla trasmissione Mediaset Quarto Grado. La donna, in collegamento con lo studio, ha spiegato: “Io questa mattina, quando sono arrivata in Cassazione, ho sentito parlare il Procuratore generale che è stato molto determinato e successivamente l’avvocato Coppi. Non vedevo l’ora che si pronunciasse la Cassazione, ma ero un po’ preoccupata, avevo paura perché avevo avuto due delusioni che mi avevano lasciato l’amaro in bocca. Marco era vicino a me, quando ero preoccupata, lui mi dava sempre una pacca sulla spalla per rassicurarmi. Io sono sempre stata cattolica ma non ero una donna di preghiera, ma dopo la morte di Marco mi sono molto avvicinata alla religione. Anche ieri sono andata in chiesa, ho acceso un lume per Marco e a pregare. Io non sono entrata in aula, ho preferito stare fuori e appena ho saputo la sentenza, ho lanciato un urlo di dolore, non riuscivo a capire. Mi sono dovuta sedere perché mi tremavano le gambe, avevo una tensione che ci portavamo da mesi“. “Sotto la Cassazione -prosegue Marina- c’erano tante persone che ci hanno sostenuto, addirittura ho incontrato una signora che veniva da Valencia e mi ha abbracciato. Queste persone hanno pensato che quanto successo a noi poteva succedere anche a loro. Noi ci siamo battuti per cinque anni“.

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Marco Vannini (foto dal web)