Riforma dell’Irpef: ci siamo quasi

La riforma dell’Irpef appare ormai necessaria e improcrastinabile. Ma è proprio vero che poi andrà tutto a posto? Quali sono le conseguenze desiderate e quelle che potrebbero davvero seguire la riforma imminente?

Riforma dell'Irpef: ci siamo quasi
Pc e calcolatrice (foto Pixabay)

Si sta parlando molto di riforma dell’Irpef e non è una novità anche alla luce del fatto che la riforma fiscale del 1973 è stata ritenuta da molti vecchia già allora.

E questo perché una tassa, come si voleva che fosse all’epoca la nostra Irpef, “comprehensive income tax”, cioè che convogli tutti i redditi in un’unica imposta, non è facilmente modulabile. Di qui molti problemi.

Di certo, viste le svariate esclusioni dall’Irpef possiamo concludere che un’imposta personale unica in realtà non sia mai stata introdotta in Italia.

Il problema che è oggi maggiormente avvertito dai cittadini e denunziato dai commentatori è che contribuenti con lo stesso livello di reddito vengono trattati diversamente in base alla fonte da cui deriva il reddito: si parla di iniquità orizzontale.
Recentemente si è infatti parlato molto del diverso peso fiscale sostenuto a parità di reddito dai subordinati rispetto ai lavoratori autonomi e ai pensionati.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla riforma dell’Irpef

Quasi certamente rimarrà senza risposta il probelma dei soggetti incapienti, cioè coloro che hanno redditi troppo bassi per sfruttare le detrazioni. Inoltre, sono esclusi dal bonus Renzi e dal taglio del cuneo fiscale.

Sul punto Il Sole 24 Ore spiega oggi che il governo sta lavorando sulla semplificazione del marasma legislativo.

L’idea che continua a girare tra i tavoli è quella di un assegno unico ma non si sa quando sarà pronto.

Inoltre, sempre stando a Il Sole 24 Ore, vi sarebbe la possibilità che anche le detrazioni per carichi famigliari venga meno a favore di questo nuovo sistema.

Riforma dell'Irpef: ci siamo quasi
Tasse (foto Pixabay)