All’udienza di fronte alla Corte disciplinare della Fim, la difesa di Iannone ha presentato le prove della sua innocenza. Ma per ora lui rimane sospeso

Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone ai box della Aprilia (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Dalla decisiva giornata di ieri, quella dell’udienza davanti alla Corte disciplinare della Federazione motociclistica internazionale per il caso del suo presunto doping, sono emerse una notizia cattiva e una buona per Andrea Iannone. Quella cattiva è che, in attesa della sentenza, la sua sospensione provvisoria è stata confermata: infrante, dunque, le sue speranze di poter tornare in pista già dai prossimi giorni, in occasione dei primi test pre-campionato della MotoGP a Sepang.

-> Per restare aggiornato sulle ultime notizie di F1, MotoGP e Superbike CLICCA QUI

Quella buona, però, è che se i giudici hanno deciso di prendersi altri dieci giorni, il motivo è che il dibattimento si è rivelato decisamente meno scontato del previsto. A ribaltare la situazione a favore del Maniaco sarebbero state infatti le prove portate dal suo avvocato Antonio De Rensis: in particolare, un esame del capello, svolto al Centro antidoping regionale Bertinaria di Torino, che ha rivelato l’assenza di steroidi anabolizzanti dall’organismo del pilota nei quattro mesi precedenti.

Le prove che scagionano Iannone

Ovvero, da settembre: oltre un mese prima del prelievo svolto durante il Gran Premio della Malesia 2019 e risultato positivo al drostanolone. Anche il consulente della difesa, il dottor Alberto Salomone, con i professori Cocci e Lotti del dipartimento universitario di Firenze, hanno espresso un parere chiaro sul valore di testosterone rilevato in Andrea: troppo basso per ipotizzare che si sia sottoposto ad un ciclo di anabolizzanti. Questi dati scientifici e inequivocabili hanno colto di sorpresa non solo la Corte di Mies, in Svizzera, ma anche il rappresentante della Federazione che in quel processo svolgeva il ruolo di accusa.

Da qui si è reso necessario concedere altri dieci giorni per riaggiornare il caso: cinque a testa per le repliche delle due parti in causa. “Siamo rimasti sorpresi”, ha ammesso lo stesso legale De Rensis ai microfoni della Gazzetta dello Sport, “perché il rappresentante della Fim in udienza ha detto che è certo che Iannone non si sia dopato per migliorare le sue prestazioni sportive, ma per moda o body building, mostrando pure una foto del pilota che fa pubblicità di intimo. Poi ha pure affermato che non poteva aver mangiato carne cinese perché si trovava in Malesia”.

I prossimi sviluppi del caso doping

Una svolta davvero inattesa, che conferma non solo la totale buona fede del centauro di Vasto, ma anche le sue ottime possibilità di essere assolto al termine di questo procedimento. Al termine dei fatidici dieci giorni, ovvero dal 14 febbraio, la Corte ne avrà poi al massimo altri 45 prima di emettere il suo verdetto: a questo punto non è esclusa la possibilità di rivedere in pista Iannone già dal Gran Premio inaugurale della stagione 2020 in Qatar.

Leggi anche —> Ufficiale: ecco la decisione presa sul caso di Andrea Iannone

Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Andrea Iannone (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)