Coronavirus, spiegati i motivi per cui i bambini non vengono contagiati

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Stando agli ultimi aggiornamenti i bambini sembrerebbero i soggetti meno esposti a contrarre il nuovo coronavirus: ma cosa devono fare i genitori nel caso in cui dovessero notare che i figli manifestano sintomi sospetti?

Virus Cina
(Getty Images)

Un virus che sembrerebbe non aggredire i bambini il 2019nCoV anche se con le debite eccezioni. In Germania sarebbe stato accertato il contagio di un ragazzino con la conseguenza che il livello di allerta si sarebbe innalzato. Alcuni governatori delle Regioni in Italia avrebbero inviato una nota al Ministero della Salute nella quale manifestavano i propri timori e la volontà di voler isolare i bambini provenienti dalla Cina solo per precauzione. Resta fermo che da un punto di vista statistico però i più piccoli parrebbero quasi immuni al nuovo coronavirus: ma cosa dovrebbero fare i genitori che dovessero notare nei figli qualche dubbio sintomo?

Coronavirus, i bambini sono i meno colpiti: ma cosa fare in caso di sintomi sospetti?

Stando a quanto riferisce la redazione de La Repubblica, giorni addietro la rivista specializzata New England Journal of Medicine avrebbe passato al microscopio il profilo delle prime persone contagiate a Wuhan. Di 425 che furono, la più giovane aveva 36 anni a conferma di un altro studio pubblicato sul The Lancet secondo cui l’età di affezione da 2019-nCoV si aggirava dai 21 agli 82 anni. Fuori dagli schemi solo il bambino di nove mesi ammalatosi a Pechino, riporta La Repubblica. Numeri abbastanza trancianti che dimostrano una specie di immunità dei più piccoli. Ma come mai il nuovo coronavirus non aggredisce i bambini? Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria e responsabile di pediatria generale e malattie infettive dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma avrebbe fornito una risposta all’interrogativo. Il Professore ha affermato che tale circostanza potrebbe essere determinata dal fatto che numerosi soggetti che hanno contratto il virus soffrivano di altre malattie, cosa molto difficile in un bambino che di rado può presentare concomitanza di patologie. Ma la spiegazione, riporta La Repubblica, potrebbe essere anche un’altra a riferirla la dottoressa Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università di Parma e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici. Come la varicella che nei bambini si manifesta in maniera più lieve anche il 2019-nCoV potrebbe avere effetti più evidenti negli adulti. Ma non si esauriscono qui le possibilità. È possibile sempre secondo la professoressa Esposito che i più piccoli si siano ammalati di altri coronavirus e che il loro organismo abbia avuto a questo nuovo delle reazioni parziali.

L’attenzione nel caso dei bambini andrebbe spostata, ha proseguito la dottoressa, stando a quanto riportato da La Repubblica, su quelli immunocompromessi o affetti da patologie croniche, poiché è in loro che aumenterebbe esponenzialmente la possibilità di contagio. Ma in un quadro generale così rassicurante non è esclusa la possibilità che i bambini possano contrarre il 2019-nCoV, così i genitori sono invitati a prestare massima attenzione, ma non a creare allarmismi. Soprattutto sono invitati a non porre in essere discriminazioni o a tenere lontani i propri figli da bambini cinesi, ma a ricordare invece di rispettare le norme di igiene. Qualora dovessero scorgere nei propri pargoli, riporta La Repubblica, sintomi sospetti dovrebbero contattare un medico e non recarsi di gran corsa in Pronto Soccorso.

Il Ministero della salute ha anche attivato un Numero verde il 1500, a mezzo del quale operatori o medici valuteranno l’opportunità di far intervenire il 112 e disporre che un’ambulanza giunga sui luoghi con personale medico specializzato. Nei reparti di malattie infettive degli ospedali sono state predisposte stanze di isolamento dove eventualmente i piccoli rimarrebbero in compagnia dei loro genitori fin quando i test non daranno esito negativo con la conseguente dimissione.

Intanto i governatori di Veneto, Lombardia, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto Adige hanno inviato una nota congiunta al Ministero dove chiedono che i bambini provenienti dalla Cina vengano isolati per due settimane. Ad avviso dell’Istituto Superiore della Sanità la richiesta avanzata sarebbe eccessiva, considerato che l‘Italia avrebbe messo in atto ogni più utile misura necessaria ad evitare il contagio.

Al momento lo si ricorda gli unici casi confermati sarebbero quelli di due turisti cinesi, marito e moglie, ora in terapia intensiva. Un altro caso sospetto sarebbe quello di una donna di Verona dipendente di un hotel dove avrebbe alloggiato la coppia.

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Coronavirus Cina
(Getty Images)