Una pensione per i più giovani di 780 euro. E’ questa l’ultima proposta dei sindacati riunitisi ieri al tavolo con la Ministra del Lavoro Ministra Catalfo. E il Governo ci sta ragionando. Vediamo di che si tratta.

Una pensione per i più giovani di 780 euro
Terza età (foto Pixabay)

 

La proposta dei sindacati prevederebbe una soglia minima di garanzia, non inferiore alla attuale pensione di cittadinanza di 780 euro, che possa crescere in proporzione al numero di anni di lavoro.

I sindacati l’hanno avanzata ieri al al tavolo con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e la commissione di esperti e il Governo parrebbe disponibile a ragionare sulla sua fattibilità.

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Cgil, Cisl e Uil puntano a permettere a chi ha iniziato a lavorare nel 1996 di vedersi riconosciuti contributi figurativi anche per i periodi di discontinuità lavorativa, di disoccupazione involontaria (non coperti da Naspi o ammortizzatori sociali), se impegnati nella formazione e nella riqualificazione, oppure per le fasi di bassa retribuzione, o infine impegnati per il lavoro di cura rivolto alle famiglie e verso le persone non autosufficienti.

La Uil ritiene infatti che le attuali soglie reddituali per l’accesso alla pensione anticipata (che ammonta a 2,8 volte la pensione minima) e di vecchiaia (1,5 volte le pensione sociale) vadano modificate.

Inoltre, i sindacati puntano anche a maggiorazioni contributive per le lavoratrici madri e a una revisione sulla normativa sul riscatto della laurea, oggi troppo onerosa.

Il leader Uil Carmelo Barbagallo ha dichiarato che prima di entrare nel merito delle possibili riforme è necessario comoscere il budget a disposizione e non il contrario: “Non si fanno le nozze coi fichi secchi”.
«Il governo e l’Inps si sono impegnate a fare delle simulazioni” spiega Ghiselli della Cgil. E Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl, ha ribadito che servono “maggiori garanzie previdenziali per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996”.

Una pensione per i più giovani di 780 euro
Terza età (foto Pixabay)