Retroscena Yamaha: “I guai (e le soluzioni) di Valentino Rossi e Vinales”

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Takahiro Sumi, dal 2019 responsabile del progetto Yamaha in MotoGP, rivela i problemi lamentati da Valentino Rossi e Maverick Vinales e le loro soluzioni

Valentino Rossi e Maverick Vinales ai box della Yamaha in MotoGP (Foto Yamaha)
Valentino Rossi e Maverick Vinales ai box della Yamaha in MotoGP (Foto Yamaha)

Il principale problema tecnico congenito che affligge la Yamaha in MotoGP non è certo un mistero: si tratta del motore, meno potente rispetto a quello dei diretti rivali. La soluzione, però, è evidentemente meno semplice da individuare: a Iwata ci hanno messo infatti più di due anni per uscire dal periodo di crisi in cui si erano infilati e ritrovare una direzione di sviluppo produttiva per la loro M1.

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All’inizio dello scorso anno, tuttavia, al vertice del progetto MotoGP per la Casa dei diapason è arrivato un nuovo ingegnere, Takahiro Sumi, che ha imposto la sua ricetta: non cercare di rimediare ai limiti della moto, bensì sfruttarne il punto di forza, ovvero le curve. Recuperando nei tratti misti e guidati, in altre parole, quel terreno perso in rettilineo.

“Prima di iniziare lo sviluppo per la stagione 2019 discutemmo con ingegneri, squadre e pilote su quello che ci mancava e su cui ci saremmo dovuti concentrare”, rivela il tecnico nipponico ai microfoni del sito specializzato Motomatters. “Anche se si dice che la percorrenza di curva sia uno dei punti di forza della Yamaha, nel 2017 e nel 2018 non eravamo riusciti ad approfittarne a sufficienza. Ovviamente non abbiamo la stessa velocità di punta della Ducati, quindi il nostro obiettivo era sviluppare la moto più forte nei cento metri prima e dopo le curve. Potete immaginare che abbiamo migliorato il telaio, ma in realtà non così tanto: ci siamo concentrati soprattutto sul miglioramento del motore per essere più competitivi in curva”.

Sumi indirizza lo sviluppo Yamaha

L’aspetto più curioso è che, nonostante i due piloti ufficiali Valentino Rossi e Maverick Vinales indicassero problemi diametralmente opposti tra di loro, le soluzioni portate dalla Casa madre si sono rivelate adatte ad entrambi: “Valentino lamentava problemi in accelerazione, Maverick in frenata”, prosegue Sumi. “Ma quando abbiamo migliorato l’assetto di Maverick in ingresso e l’abbiamo provato per Valentino, ha funzionato anche per lui. Le indicazioni dei piloti sembravano diverse, ma la cura per un pilota ha funzionato bene anche per l’altro: questo significa che la direzione da seguire era molto simile. Di conseguenza, le moto dei due piloti erano quasi identiche, non c’erano molte differenze”.

Insomma, la ricetta di Sumi ha funzionato, e lo ha confermato il graduale miglioramento dei risultati della Yamaha, pur in una stagione in cui i motori della diretta concorrenza avevano compiuto tutti un significativo balzo in avanti: “Ad inizio stagione eravamo molto nervosi, finché non abbiamo vinto ad Assen, onestamente”, conclude il responsabile del progetto MotoGP del marchio del Sol Levante. “Cerchiamo sempre di migliorare la potenza del motore, ma nella stagione 2019 la Honda era riuscita a raggiungere la stessa velocità di punta della Ducati e anche la Ktm era diventata più veloce. Questo significa che, in rapporto a loro, la Yamaha è diventata più lenta e questo ha aumentato le difficoltà dei nostri piloti. Dovevamo reagire, ma per regolamento non possiamo sviluppare il motore a stagione in corso. Perciò abbiamo cercato di migliorare il telaio e l’assetto un po’ alla volta e ci siamo dati l’obiettivo di vincere quelle gare dove lo svantaggio in velocità avrebbe contato di meno. E nella seconda metà di stagione, Maverick ha ritrovato il suo ritmo ed è riuscito a tenere il passo di Marc in molte gare”.

Valentino Rossi e Maverick Vinales in pista sulle Yamaha in MotoGP (Foto Yamaha)
Valentino Rossi e Maverick Vinales in pista sulle Yamaha in MotoGP (Foto Yamaha)