Antonio Giovinazzi vuole diventare pilota titolare alla Ferrari: ma per riuscirci dovrà migliorare i suoi risultati nella stagione 2020 alla Alfa Romeo

Antonio Giovinazzi con la tuta della Ferrari (Foto Ferrari)
Antonio Giovinazzi con la tuta della Ferrari (Foto Ferrari)

Antonio Giovinazzi non si nasconde: vuole giocarsi la promozione a pilota titolare della Ferrari. Non si sa ancora se si tratti solamente di un sogno o di un vero e proprio obiettivo, ma il pilota di Martina Franca lo dichiara espressamente. D’altronde, per un giovane cresciuto nelle file del vivaio della Driver Academy di Maranello, e che ora difende i colori della scuderia cugina Alfa Romeo, non potrebbe esserci speranza diversa.

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“Sarei un bugiardo se dicessi che non sogno la Ferrari”, ha ammesso il pugliese nel corso di una lunga intervista esclusiva concessa ai microfoni della Gazzetta dello Sport. “Sono già un pilota Ferrari ed è un orgoglio. Ma adesso mi concentro su me stesso. So che se farò un buonissimo 2020 potrò avere le mie chance”.

Giovinazzi nel 2020 deve fare meglio

Dipende tutto da lui, infatti, e dai risultati che saprà ottenere nel corso della stagione di Formula 1 che si appresta a cominciare. Lo aveva messo in chiaro già a dicembre il team principal Mattia Binotto: “Al momento è ovviamente prematuro parlarne”, aveva dichiarato il boss della Rossa su Bon Giovi. “Abbiamo speso parole positive per Antonio perché crediamo che abbia avuto una crescita durante la stagione 2019. Erano due anni che non gareggiava. Non è banale e scontato per un pilota. Nella seconda parte della stagione era spesso molto vicino o davanti a Raikkonen, credo che gli errori o le difficoltà che ha avuto in gara ad inizio stagione pian pianino si siano dissolte. Quindi sta crescendo. Antonio può essere un pilota Ferrari. Vediamo ancora come si comporta nel 2020. Se devo giudicare solo il 2019, no. Serve un ulteriore salto di qualità”.

Anche il diretto interessato è consapevole delle attenuanti che giustificano alcuni suoi cali di rendimento visti nel corso del 2019, ma anche della necessità di far meglio nel suo secondo campionato intero in F1: “Sfido chiunque, in qualsiasi lavoro, a stare due anni lontano e a tornare”, spiega ancora Giovinazzi. “Ti mancano gli automatismi. In realtà in termini di velocità non ero lontano da Kimi, perché comunque di test e di libere ne avevo fatti. Mi mancava la gara. Mi mancavano la partenza, le strategie, i pit stop, come gestire le gomme. Non è stata semplice. Mi è piaciuto come sono cresciuto, come nei mesi sono migliorato. In questo senso è stata molto positiva. Finire bene mi sarà di aiuto quest’anno: mi dà molta più fiducia. Conosco meglio il team, so in cosa devo migliorare”. Di sicuro le motivazioni non gli mancano: se andrà forte, si potrà giocare il Cavallino rampante…

Antonio Giovinazzi con la tuta Alfa Romeo (Foto Frederic Le Floc'h/Dppi/Alfa Romeo)
Antonio Giovinazzi con la tuta Alfa Romeo (Foto Frederic Le Floc’h/Dppi/Alfa Romeo)