Valentino Rossi come Buffon: non c’è niente di male a fare la “riserva”

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Valentino Rossi ha davanti l’esempio di Gigi Buffon, un altro campionissimo dello sport che ha un anno in più di lui: un passo indietro non è inglorioso

Valentino Rossi e Gigi Buffon (Foto Mohd Rasfan/Afp - Marco Bertorello/Afp/Getty Images)
Valentino Rossi e Gigi Buffon (Foto Mohd Rasfan/Afp – Marco Bertorello/Afp/Getty Images)

Prima o poi, in ogni caso, sarebbe dovuta finire. E lo sapevamo tutti, dagli appassionati agli addetti ai lavori, fino ad arrivare al diretto interessato. La carriera di Valentino Rossi, per quanto lunghissima, non potrà essere eterna. E un giorno, speriamo il più lontano possibile, dovremo farcene una ragione: tanto i tifosi italiani, che subiranno un inevitabile dolore, quanto la Dorna, che vedrà sfumare uno dei nomi a tutt’oggi di maggior richiamo al mondo di cui può contare il suo Motomondiale.

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E, per quanto felice e ricambiato, non poteva essere eterno nemmeno il matrimonio tra Vale e la Yamaha ufficiale. Era ormai giunto davvero il momento del cambio di generazione, e se un successore doveva essere nominato, che avrebbe dovuto raccogliere la scomoda eredità del fenomeno di Tavullia, chi meglio del giovane emergente più brillante del momento, Fabio Quartararo? A Iwata non potevano proprio permettersi di lasciarsi soffiare sotto il naso questa occasione: il mercato piloti odierno corre, e le squadre rivali non sarebbero rimaste ad aspettarla.

Il lungo addio di Valentino Rossi, come Buffon

Eppure, a nostro avviso, sbaglia chi ritiene che la proposta avanzata a Vale di passare al team satellite Petronas, ma con una moto in tutto e per tutto uguale a quelle ufficiali, sia da ritenersi uno sgarbo antipatico, un’ingratitudine cinica, un’inutile mancanza di rispetto. A nostro avviso, la disponibilità del numero 46 di mettersi in discussione è stata accolta da parte della Casa dei diapason, che gli ha offerto le migliori condizioni possibili per disporre di una moto al suo livello, se dovesse ritenersi ancora competitivo.

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Certo, un passo indietro dovrà accettarlo, almeno all’apparenza, ma non si tratta di un disonore. Lo ha dimostrato quest’anno il portierone Gigi Buffon, che ha un anno in più di Vale, e che ha accettato di buon grado di tornare alla sua Juventus, pur con il ruolo di riserva di lusso, per concludere degnamente la sua carriera. Nessuno l’ha considerata una vergogna, semmai un lungo saluto al suo popolo. Tutto il contrario di quanto accadde, in un passato nemmeno troppo lontano, con Alessandro Del Piero o Francesco Totti, accompagnati alla porta senza troppi complimenti e in maniera nemmeno così consensuale. Segno che le grandi bandiere a volte possono trasformarsi anche in personaggi troppo scomodi e ingombranti, per le squadre che non li sanno gestire al meglio.

Quelli che se ne sono andati (o no?)

Anche nel mondo dei motori ci sono storie di questo genere: Michael Schumacher, nel 2006, annunciò il suo ritiro dalla Formula 1, motivato dal fatto che la Ferrari doveva ingaggiare un pilota forte e più giovane per garantirsi il futuro. Quel pilota, l’equivalente di Quartararo alla Yamaha, si chiamava allora Kimi Raikkonen, e si rivelò una scelta azzeccatissima: l’anno successivo vinse subito il Mondiale, l’ultimo finora portato a Maranello. Schumi non decise, come potrebbe fare Rossi, di proseguire con altri colori, ma appese del tutto il casco al chiodo. Salvo poi rispolverarlo nel 2010, stavolta con la rivale Mercedes. Perché, nelle storie dei fuoriclasse di questo calibro, non si può mai davvero dire che sia stata scritta l’ultima parola. Vero, Vale?

Fabrizio Corgnati

Valentino Rossi nei box della Yamaha (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Valentino Rossi nei box della Yamaha (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)