Il curioso caso dei buoni fruttiferi postali

In questi giorni i quotidiani hanno dato spazio a un curioso caso: quello dei buoni fruttiferi postali. Ha come protagonista un cliente di Poste Italiane della provincia di Belluno ed ha risvolti tutt’altro che scontati. Il curioso caso dei buoni fruttiferi postali

A sign of the Italian post (Poste Italiane) at the entrance of a Post Office in Rome. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)I buoni fruttiferi postali sono un tipo di investimento che, sebbene oggi non garantisca più un rendimento particolarmente interessante, presenta alcuni vantaggi ed è certamente interessante per i piccoli risparmiatori.

Ma il caso di cui si parla sui quotidiani in questi giorni ha a che fare con l’effetto del tempo su questo investimento.

Infatti, le Poste possono decidere unilateralmente di modificare il rendimento dell’investimento iniziale, anche retroattivamente e senza comunicare alcunché all’investitore.

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Un buono fruttifero postale di 5 milioni di lire del 1989 hanno fruttato 27mila euro oggi

Il signor Giobbe Mastellotto, cliente di Poste Italiane della provincia di Belluno, ha acquistato nel 1989 due Buoni Fruttiferi Postali da 5 milioni di lire.

I buoni recano le condizioni di investimento secondo le quali oggi, 30 anni dopo, il signor Mastellotto avrebbe dovuto poter incassare 61.719,45 euro per ciascun Buono per un totale di 123.438,90 euro.

Tuttavia, Poste gli ha liquidato solo 27mila euro a Buono con una perdita di circa 68mila euro.

Il fatto è che quei buoni erano già obsoleti

All’epoca, i Buoni che venivano fatti sottoscrivere ai risparmiatori presentavano nella parte posteriore una tabella che però era già superata.

Si trattava di Buoni delle serie precedenti aggiornati attraverso alcuni timbri e pare che nel caso del signor Mastellotto ci fossero addirittura due timbri.

Quando l’inflazione scese al 4,2% nel 1986 (tenuto conto che nel 1983 era del 12,30%) venne emanato un decreto che “lanciò” la nuova serie “Q” di Buoni Fruttiferi Postali con cui i rendimenti promessi vennero modificati (ovviamente in senso negativo).

I buoni fruttiferi postali erano sempre gli stessi solo che… rendevano meno

Tuttavia, Poste continuò ad utilizzare i Buoni delle serie “P” e “O”, che ovviamente riportavano i vecchi rendimenti più vantaggiosi e li aggiornò usando dei timbri, appunto, che però riportavano i rendimenti per i primi 20 anni.

I rendimenti dal 21° al 30° anno invece non vennero modificati in alcun modo.

Il curioso caso dei buoni fruttiferi postali
Soldi interrati (foto Pixabay)