Virus cinese, Intelligenza Artificiale aveva previsto l’epidemia

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Un programma di intelligenza artificiale, BlueDot, aveva previsto il contagio da nuovo coronavirus una settimana prima che venisse lanciato ufficialmente l’allarme: il suo sviluppatore e Ceo, Kamran Khan era a capo del reparto di infettivologia di Toronto nel 2003 quando si presentò l’emergenza Sars.

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(Getty Images)

BlueDot è un’idea che nasce dal genio di Kamran Khan il quale era a capo del reparto di infettivologia di Toronto nel 2003 quando si presentò l’emergenza Sars. Il programma sarebbe stato in grado di prevedere il contagio da nuovo coronavirus una settimana prima che venisse lanciato l’allarme ufficiale. L’Intelligenza Artificiale di BlueDot, analizzando dati provenienti dal web, prenotazioni aeree, commenti sui forum ed altri canali di informazione, aveva avvisato i propri utenti lanciando numerose comunicazioni già a far data dal 31 dicembre scorso.

L’Intelligenza artificiale aveva previsto l’epidemia da nuovo coronavirus

BlueDot, azienda canadese fondata nel 2014, aveva previsto l’epidemia. Tramite l’analisi di numerosi dati provenienti dal web già una settimana prima che le autorità lanciassero l’allarme della potenziale pandemia, aveva dato comunicazione ai propri utenti di quanto sarebbe accaduto. Il fondatore, e attuale Ceo, Kamran Khan era a capo del reparto di infettivologia di Toronto nel 2003 quando si presentò l’emergenza Sars, pertanto forte dell’esperienza maturata sul campo e grazie al suo programma di Intelligenza artificiale era riuscito a scorgere alcune anomalie in Oriente già alla fine dell’anno, lanciando la prima allerta il 31 dicembre 2019. Una “previsione” quella di BlueDot resa possibile grazie all’analisi di una mole infinita di dati proveniente dal web come prenotazioni aeree, commenti sui forum, indiscrezioni partite dai social. Ad oggi l’azienda canadese, riporta la redazione di Open, è riuscita a prevedere la propagazione del nuovo coronavirus da Wuhan a Bangkok, Taipei e Tokyo.

Prima di BlueDot, un progetto simile era stato sviluppato da Google attraverso il suo Google Flu Trend. Un’applicazione che però non ebbe lunga vita: il suo primario scopo era quello di analizzare i trend influenzali e per farlo si avvaleva, riporta Open, delle ricerche su Google degli utenti. Orbene, un’analisi così circoscritta e mirata portò nel 2013 al completo fallimento dell’app la quale sovrastimò i dati relativi all’influenza, incrementando la diffusione del 50%. Google, quindi, decise di abbandonare il progetto.

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