Per fronteggiare l’emergenza da nuovo coronavirus dilagata in Cina, numerosi medici sono chiamati a svolgere massivamente il proprio lavoro ciò tuttavia si traduce in innumerevoli sforzi fisici ad alcuni costati la vita.

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Per alcuni svolgono solo il loro lavoro, per altri sono veri eroi i medici che stanno fronteggiando in prima linea l’emergenza da nuovo coronavirus in Cina, precisamente a Whuan. Il personale sanitario è chiamato ad affrontare orari di lavoro che vanno ben oltre il limite e per dipiù devono farlo in condizioni impervie, indossando costantemente occhiali e mascherine così strette da causargli piaghe sul volto. C’è però chi a causa del lavoro ha perso la vita: un medico è stato colpito da un infarto a causa dell’eccessivo stress.

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Coronavirus, i medici eroi che fronteggiano in prima linea l’emergenza

A Wuhan, focolaio dell’epidemia, sono circa 1200 i dottori chiamati a fronteggiare l’emergenza da contagio da nuovo coronavirus. Dalle strutture sanitarie sono numerose le notizie che trapelano circa le condizioni e le sensazioni vissute da parte del personale medico, a parlarne Il Corriere della Sera. La redazione del noto quotidiano, tramite il proprio corrispondente Guido Santevecchi, ha riportato alcune testimonianze, la prima è quella di un’infermiera di nome Wang Jun. La donna ha rivelato che numerosi colleghi, a causa delle mascherine e degli occhiali che sono costretti ad indossare, hanno piaghe in volto ma che soprattutto svolgono lunghissimi turni di lavoro. L’infermiera ha spiegato il protocollo che il personale medico segue una volta terminata la propria giornata lavorativa: vestiti a strati, devono toglierne uno alla volta, lavare i guanti e per ultimo dopo essersi liberati degli indumenti lavarsi accuratamente le mani per poi riporre mascherina ed occhiali. Un’altra infermiera racconta le difficoltà di compiere attività normalissime come ad esempio andare in bagno. Bisogna che trascorrano ore prima che sia possibile farlo.

La frustrazione e lo stress raggiungono livelli inimmaginabili ma che poi a ben guardare sono comprensibili: il terrore di poter contagiare le proprie famiglie, l’eccessivo carico di lavoro, il costante stress mettono a dura prova l’essenza di questi uomini e queste donne che comunque, nonostante il lavoro di grandissimo pregio restano sempre e comunque persone. Un medico di 62 anni, riporta Il Corriere della Sera, ha perso la vita dopo aver preso la polmonite mentre svolgeva il proprio lavoro. Un altro, di 51 anni, è stato stroncato da un infarto. Intanto a Wuhan il governo centrale ha radunato ben 1200 medici ed ha disposto, dopo quello da 1000 posti, già la costruzione di un altro ospedale che accoglierà 1300 persone.

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