Kobe Bryant cuore Ferrari, la passione rossa dello sfortunato campione

Un lato meno noto dello sfortunato campione Kobe Bryant era la sua passione per l’automobilismo e il suo amore per la Ferrari, che visitò nel 2016

Kobe Bryant in visita alla Ferrari nel 2016 (Foto Ferrari)
Kobe Bryant in visita alla Ferrari nel 2016 (Foto Ferrari)

Quello tra Kobe Bryant e il mondo dei motori era un amore ricambiato. Sono stati tanti i campioni dell’automobilismo e del motociclismo a manifestare il loro lutto in queste ore, sui social network, nei confronti di un collega sportivo di classe internazionale, che vedevano come punto di riferimento e ispirazione. Ma non solo: anche il fuoriclasse del basket, infatti, era un grande appassionato di due e soprattutto di quattro ruote.

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Un lato forse meno noto della bandiera dei Los Angeles Lakers era il suo cuore rosso, che batteva per la Ferrari. Non è un caso. Quando negli anni ’80 il padre d’arte Joe “Jellybean” Bryan giocava sui parquet italiani (a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia), infatti, Kobe visse nel nostro Paese per ben otto anni, da quando ne aveva solo sei, imparando a parlare l’italiano e imparando anche l’amore viscerale verso il marchio di Maranello.

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Quando Kobe Bryant visitò la Ferrari

Un amore che si concretizzò finalmente nel 2016, quando Bryant realizzò il suo sogno visitando il quartier generale del Cavallino rampante. In quell’occasione il cestista americano fece un giro della fabbrica dove imparò tutti i segreti del design, della personalizzazione e della produzione delle Rosse, ma anche la storia e i valori dell’azienda. Al termine, ebbe l’occasione di provare in pista a Fiorano la F12tdf, insieme al collaudatore Raffaele de Simone, e su strada la GtcLusso. La visita si concluse con la foto di rito in pista, di fronte alla casetta dell’ufficio di Enzo Ferrari, insieme ad una California T e ad una 488 Gtb.

Una giornata che Bryant non avrebbe più dimenticato: “Qui ho imparato cosa significano davvero la passione, la creatività e l’immaginazione”, dichiarò ai microfoni del Ferrari Magazine. “Crescere in queste città piene di storia è una costante ispirazione e ha sviluppato la mia immaginazione. L’Italia è il luogo dell’arte, di Leonardo da Vinci e di Michelangelo. Per un bambino americano significava essere costantemente stimolato, fare sempre domande e cercare risposte. Sul campo da basket, ovviamente, ma anche altrove. Perché puoi avere ottenuto tutti i punti che vuoi, o vinto tutti i trofei del mondo, ma se non cresci come persona non vali niente. La sfida più importante per ciascuno di noi è sempre quella che deve ancora arrivare”. Proprio come diceva Enzo Ferrari.

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Kobe Bryant in visita alla Ferrari nel 2016 (Foto Ferrari)
Kobe Bryant in visita alla Ferrari nel 2016 (Foto Ferrari)