Virus cinese, il segretario generale Xi Jinping rompe il silenzio

Mentre le ipotesi sul contagio da nuovo coronavirus si fanno sempre più dubbie (una di queste è che a causarlo sia stato un incidente all’interno di un laboratorio militare) il segretario generale Xi Jinping ha deciso di rompere il silenzio.

Xi Jinping 
Xi Jinping  (Getty Images)

Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese, ha deciso di parlare dell’emergenza dettata dall’epidemia del nuovo coronavirus che sta imperversando in Cina. Il noto leader ha, però, portato la discussione su un piano più politico, affermando che questa nuova emergenza deve condurre ad un rafforzamento della “leadership centralizzata e unificata del Comitato Centrale del Partito“.

Coronavirus, il segretario generale Xi Jinping parla dell’emergenza

Un contagio che di giorno in giorno aumenta vertiginosamente i propri numeri quello da coronavirus in Cina e riguardo al quale le ipotesi dietro la vera causa dell’epidemia si fanno sempre più inquietanti. L’ultima è che si sia trattato di un incidente avvenuto all’interno di un laboratorio militare di Wuhan, come riferito da Paolo Liguori a Tgcom24. Il mondo, attanagliato dalla paura, ha chiesto spiegazioni al governo cinese e quest’ultimo ha deciso di rompere il silenzio attraverso le parole di Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese. Il lider maximo ha affermato, riporta Libero, che la Cina al momento sta affrontando una grave emergenza, dettata dalla rapida espansione del virus. Il modo migliore per fronteggiare l’epidemia sarebbe quello di “rafforzare la leadership centralizzata e unificata del Comitato Centrale del Partito“. Una risposta tutta politica che non si comprende quale attinenza abbia con il problema che la Cina è chiamata ora a dover arginare, una dichiarazione per molti fuori contesto. Per Xi Jinping questa è una battaglia che la Cina può vincere anche se sarà molto difficile. Il capo di stato cinese si è espresso con tali considerazioni nel corso di una riunione del comitato permanente dell’ufficio politico del partito comunista cinese, un organismo di soli sette uomini che dirige il Paese. Per fronteggiare la crisi è stato deciso di istituire un micro-comitato composto da pochissime persone.

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