Matteo Salvini, tutti i reati commessi al citofono: cosa rischia

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Può costare caro a Matteo Salvini il blitz al citofono del presunto spacciatore: ecco i capi d’accusa per l’ex ministro dell’Interno

matteo salvini spacciatore
Matteo Salvini, Screenshot dal video in cui suona al citofono di un ragazzo 

L’incursione di Matteo Salvini, che ha citofonato a una famiglia tunisina nel quartiere Pilastro a Bologna alla ricerca di un 17enne accusato di spaccio, potrebbe avere conseguenze penali. L’ex ministro dell’Interno ha spiegato la sua azione, pubblicizzata a mezzo social: “Noi siamo andati a disturbare la piazza dello spaccio. Razzismo? Il problema sono i delinquenti, tanti tunisini lavorano onestamente”. Tuttavia, l’azione da parte sua e della donna che ha accusato il giovane avrebbe dovuto avvenire in modalità molto diverse, con regolare denuncia alle forze dell’ordine. L’avvocato Gianluca De Vincentis, interpellato dal sito ‘Fanpage’ e che si è offerto di difendere i diritti del giovane, sostiene che innanzitutto potrebbe configurarsi il reato di molestia, procedibile d’ufficio, per il reiterato atto di citofonare nonostante una prima mancata risposta. Seguirebbe la diffamazione, per lesione della reputazione del ragazzo in questione. “Ormai è additato come uno spacciatore, sarà quasi impossibile dimostrare il contrario”, spiega De Vincentis. Non è finita qui: altre violazioni che si configurano potrebbero essere quelle di violazione della privacy, potendo identificarsi dal video tutti gli elementi per risalire alla residenza del giovane tunisino, pur essendo state censurate le sue generalità. In più, qualora ci fosse già un’indagine da parte delle forze dell’ordine in corso sul ragazzo, Salvini potrebbe essersi reso responsabile di intralcio alla giustizia, rendendo pubblica la presenza di un sospettato e mettendo dunque a rischio il prosieguo dell’indagine stessa.