Tumore alla vescica: 1 caso su 20 è legato al consumo di acqua di rubinetto

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Stando ad uno studio pubblicato su una nota rivista scientifica, la Environmental Health Perspectives, il 5% dei casi di tumore alla vescica sarebbe riconducibile al consumo di acqua di rubinetto, ove sarebbero presenti prodotti chimici ben oltre il limite consentito.

Acqua rubinetto
(Getty Images)

Sono numeri importanti quelli resi noti una nota rivista scientifica, la Environmental Health Perspectives relativi all’incidenza dei tumori alla vescica nel caso di consumo di acqua di rubinetto. Secondo lo studio, infatti, sarebbe un caso su 20 a confermare la correlazione: in Europa il 5% dei soggetti a cui viene diagnosticata la patologia beve un’acqua nella quale sono presenti sostanze chimiche il cui valore supera di gran lunga la soglia consentita per legge.

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Tumore alla vescica: il 5% dei casi scaturisce dal consumo di acqua di rubinetto

Il dato è allarmante, in Europa un caso di tumore alla vescica su 20 (il 5% sul totale) sarebbe ricollegabile all’utilizzo da parte dei soggetti affetti dalla malattia di acqua del rubinetto, nella quale vi sarebbe la presenza di agenti chimici che superano di gran lunga il limite consentito. Lo studio, riporta la redazione di Tgcom24, è stato condotto dalla nota rivista scientifica Environmental Health Perspectives. Secondo la ricerca sarebbero 9 i paesi del Vecchio Continente, tra cui l’Italia, in cui i contaminanti superano il limite consentito di 100 microgrammi per litro.

Quello portato avanti dalla rivista scientifica Environmental Health Perspectives, riferisce Tgcom24, era stato preceduto da altri studi in materia. Ricerche meno recenti avevano riscontrato un’associazione tra cancro alla vescica ed esposizione ai trialometani (THM), pericolose sostanze chimiche risultate cancerogene. Queste ultime si formerebbero a seguito di procedimenti chimici posti in essere in fase di disinfettazione dell’acqua negli impianti di depurazione. I ricercatori del Barcelona Institute for Global Health, riporta Tgcom24, tra il 2005 ed il 2008 analizzarono la presenza di sostanze chimiche nelle acque potabili sia degli Stati Uniti che in Europa inviando poi dei questionari da somministrare agli enti pubblici per una risoluzione del problema. In merito ha parlato il coautore dello studio Manolis Kogevinas che ha spiegato:”Negli ultimi 20 anni, sono stati fatti grandi sforzi per ridurre i livelli di trialometani in diversi paesi dell’Unione europea. Tuttavia -riporta Tgcom24– i livelli attuali in alcuni Paesi potrebbero ancora comportare un notevole onere per il cancro alla vescica, che potrebbe essere evitato ottimizzando il trattamento delle acque”. Se nessun Paese, dunque, superasse l’attuale media dell’Unione Europea, riferisce Tgcom24, potrebbero potenzialmente essere evitati 2.868 casi annui di cancro alla vescica.

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Acqua
(Getty Images)