In Formula 1 servono macchine più paurose e terrificanti per i piloti, ma anche impegnative dal punto di vista fisico, spiega Karun Chandhok

La partenza del Gran Premio di Abu Dhabi 2019 di Formula 1 (Foto Mark Thompson/Getty Images)
La partenza del Gran Premio di Abu Dhabi 2019 di Formula 1 (Foto Mark Thompson/Getty Images)

Le moderne vetture di Formula 1 sono meno impressionanti di quelle dei primi anni 2000: parola di Karun Chandhok, ex pilota di Lotus e Hrt, oggi opinionista di Sky Sport. Proprio in virtù del suo ruolo televisivo, l’indiano ha avuto la possibilità di guidare una Mercedes per una giornata di riprese l’anno passato a Silverstone, e in occasione della sua partecipazione sul palco della fiera Autosport International ha espresso il suo parere in merito.

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“Non ho nulla da dire contro la Mercedes, la macchina più vicina alla perfezione che abbia mai guidato”, ha commentato Chandhok. “Ma facendo un passo indietro, mi chiedo se sia positivo per la Formula 1. Mi ricordo di aver guidato la Williams del 2004 di Juan Pablo Montoya e, per molti versi, ritengo ancora che quello sia stato il picco massimo delle prestazioni della F1. Mi spaventava ad ogni curva, ogni volta in cui giravo il volante o premevo l’acceleratore pensavo che mi avrebbe ucciso!”.

La Formula 1 dovrebbe crescere

Questo senso di paura è ciò che manca oggi al Mondiale a quattro ruote: “In realtà, se si guarda alla Formula 1 nel suo complesso, credo che dovrebbe essere così: spaventosa e terrificante per i migliori piloti del mondo, ma anche per i debuttanti che arrivano dalla Formula 2 o dalla Formula 3. Oggi le macchine sono pesantissime, fino a 743 kg contro i 605 di quella del 2004. Si parla di 138 kg di peso in più, ovvero circa cinque o sei secondi di tempo sul giro. E questo si avverte, la macchina è più pigra in curva, reagisce più lentamente. Per compensare nel tempo sul giro hanno semplicemente aumentato il carico aerodinamico e la dimensione delle gomme, ma questo ha reso la vita più facile ai piloti”.

Anche la sfida dal punto di vista fisico, secondo Chandhok, dovrebbe essere aumentata: “Mi interessa vedere in che direzione si andrà per il 2021, perché un aspetto fondamentale sarà la guidabilità, la capacità di correre, ma anche la difficoltà per i piloti. Alla fine del Gran Premio di Singapore sembrava che i piloti avessero sudato quanto noi, non erano distrutti, non sembravano usciti da un impegno fisico di questo livello. Vorrei che questo aspetto fosse incrementato”.

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Karun Chandhok (Foto Mark Thompson/Getty Images)
Karun Chandhok (Foto Mark Thompson/Getty Images)